Mussari: “Bene l’Opa”
Dubbi sull’intervento CdP

aprile 28, 2011


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di Morya Longo

C’è chi non ne vede i motivi, come il presidente della Vitale e Associati Guido Roberto Vitale: «L’ingresso della Cassa depositi e prestiti con una quota del 10% nel capitale di Parmalat sarebbe del tutto inutile: i francesi avranno sempre la maggioranza». C’è chi appare più possibilista, come il presidente dell’Abi e amministratore delegato del Montepaschi Giuseppe Mussari: «La Cassa è un soggetto a natura mista, per cui se ritiene utile investire in Parmalat fa bene a farlo». C’è chi ne vede i risvolti politici, come il numero uno di Antares private equity Stefano Romiti: «Se così fosse, francamente mi sembrerebbe una forzatura. Sarebbe una soluzione più politica che di mercato, credo che i soldi potrebbero essere destinati altrove». C’è chi, come il gestore di un hedge fund italiano che preferisce restare anonimo, si dichiara decisamente contrario: «La Cdp deve fare altro, un’operazione del genere è assurda».

Nel day after dell’Opa lanciata dai francesi di Lactalis sul gruppo Parmalat, arriva il momento dei bilanci. «Il Sole 24 Ore» ha interpellato diversi protagonisti del mondo finanziario, economico e industriale italiano per commentare l’esito della grande battaglia Italia-Francia sul latte. Partendo proprio dalla notizia del giorno: l’eventuale ingresso della Cdp, anche dopo l’Opa, nel capitale della Parmalat con una quota di minoranza (si veda pagina a fianco). Ed è proprio questa l’ipotesi che suscita le maggiori perplessità: in pochi ne vedono i motivi industriali o i vantaggi economici. A quasi tutti appare invece una mera operazione politica, con logiche diverse da quelle di mercato. Ironia della sorte: l’aspetto dell’intera vicenda che da due giorni raccoglie applausi unanimi è invece il fatto che, con un’Opa, la partita si sia conclusa con un’operazione di mercato. La politica, insomma, rischia di rientrare dalla finestra. E questo generalmente non piace.
Tutti, invece, elogiano l’Opa di Lactalis. Perché questo è il modo più democratico, più pulito, più equo per chiudere la partita. «Si tratta di un’operazione di mercato, come ce ne sono tante – commenta Raffaele Jerusalmi, amministratore delegato della Borsa italiana –. Saranno i consigli di amministrazione a fare le valutazioni sul caso. L’importante è che le regole siano definite, per cui quando uno le conosce, si adatta. Devono essere chiare». Plaude all’operazione di mercato anche Mussari: «L’Opa è il risultato di tutto quello che è accaduto dopo l’ingresso di Lactalis nel capitale della Parmalat. L’intervento del Governo, la ricerca di alternative italiane: tutto questo ha spinto i francesi a lanciare un’Opa, che tutela gli interessi degli azionisti. Se l’Italia non avesse reagito, sarebbero rimasti al 29%». Lo stesso Vitale ritiene che il «minimo spirito patriottico italiano» abbia costretto Lactalis all’Opa. Se si obietta che, in realtà, l’eventuale cordata italiana non avrebbe probabilmente lanciato un’Opa, e che dunque la tutela dei piccoli azionisti non fosse il vero obiettivo, il Presidente dell’Abi ribatte: «Non si può fare un processo alle intenzioni. È però certo che alla fine l’Opa francese c’è stata: questo è l’elemento positivo».
Di risvolti meno positivi, però, ce ne sono. Ognuno manifesta le sue perplessità. Mussari teme che «il debito necessario per l’acquisizione venga poi scaricato sulla stessa Parmalat»: in questo modo «il lavoro di Bondi verrebbe sacrificato». Anche Stefano Romiti ha un’opinione simile: «Per anni i fondi di private equity sono stati chiamati locuste per questo motivo – osserva –. Se anche i gruppi industriali facessero così non sarebbe positivo». C’è chi, invece, non ci vedrebbe nulla di strano, come il gestore di un hedge fund: «La cassa di Parmalat era lì, poteva prenderla qualcun altro. Ma nessuno si è mosso prima d’ora». E la colpa, secondo Vitale, è dell’amministratore delegato di Parmalat, Enrico Bondi: «Per anni è stato il despota assoluto – osserva –. Avrebbe potuto usare la cassa per fare acquisizioni e per fare grande la Parmalat, invece ha aspettato che la prendesse qualcun altro». Commento analogo da Alessandro Profumo: «Il capo azienda in queste situazioni deve utilizzare la cassa: certamente era merito suo se c’era la cassa, ma nessuno può dire oggi che è colpa di qualcun altro se non è stata utilizzata».

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