Sanità pubblica: perché l'America non la vuole

luglio 28, 2009


Pubblicato In: Giornali, Vanity Fair

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da Peccati Capitali

Alla sanità USA si rimproverano i 45 milioni di cittadini americani senza copertura sanitaria e il costo, il 15% del PIL, più che doppio di quello “europeo”. Ma è poi proprio così? Di quei 45 milioni, un 10% ha mezzi per provvedere con proprie assicurazioni, moltissimi sono “in transito” tra un impiego e un altro, dato che sono le aziende a fornire l’assicurazione sanitaria ai loro dipendenti.
Quanto al costo, il 60% è spesa privata, per tre quarti assicurazioni e fondi di investimento e per un quarto i cittadini direttamente.

Agli anziani e ai poveri provvedono due istituzioni pubbliche, Medicare e Medicaid: costano il 40% della spesa sanitaria. Con una parte così cospicua del PIL destinata alla sanità, non stupisce che la ricerca medica sia concentrata negli USA. Gli americani hanno prima degli altri le cure più avanzate, ma finanziano Paesi in cui il servizio sanitario impone un prezzo amministrato (caso Italia), o che impongono licenze a prezzi simbolici (caso India).

Passare a un sistema sanitario “europeo” costerebbe 1000-1500 miliardi di dollari l’anno, che si aggiungerebbero al 15% attuale: infatti, si chiedono gli americani, perché mai una sanità amministrata dal governo dovrebbe costare meno di una gestita dai privati? Obama pensa di farci fronte tassando i redditi superiori a un milione di dollari: un prelievo che si andrebbe ad aggiungere a quelli previsti per quando si dovrà ridurre il debito pubblico.

Bill Clinton, alla mala parata, aveva abbandonato il progetto a cui aveva lavorato Hillary, e fatto marcia indietro. Ma per Obama si contano i fronti aperti senza significativi passi avanti. Aggiungerci la sanità sarebbe rischioso: ci ha fatto sopra la campagna elettorale.

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