Perchè questa sinistra non sará mai capace di smantellare il berlusconismo

agosto 12, 2010


Pubblicato In: Giornali, Il Foglio



Le alleanze ad personam e la storia di un programma politico

Caro Direttore,

saranno i numeri primi, scrive al Foglio Rino Formica, a definire la nostra scena politica: ripudiato il 2 del maggioritario, saltando il 3 e il 5, 7 han da esserne gli attori. Sono più o meno sette i grani del rosario delle opposizioni che, dopo avere per anni gridato contro le leggi ad personam, oggi si uniscono in un’alleanza ad personam: con chiunque, guidati da chiunque, pur di mandar via Berlusconi.

Dal 1994, in cinque campagne elettorali, l’opposizione ha denunciato il suo conflitto di interessi, il potere delle sue televisioni di creare i suoi elettori, ha previsto populismo fascismo regime, lo sfascio dei conti pubblici, la fine della libertà di stampa: nessuna minaccia si è materializzata. Ma neppure nessuna delle promesse si è realizzata: su riduzione delle tasse, presidenzialismo, riforma della Costituzione, giustizia, diritto del lavoro, perfino sul federalismo – stando all’analisi che Luca Ricolfi ha fatto dei decreti attuativi – non è successo sostanzialmente nulla. Per quindici anni, un estenuante clinch, un interminabile sumo. Un berlusconismo sempre più lontano dagli entusiasmi liberali delle origini, contro un antiberlusconismo sempre più in difficoltà a far combaciare programmi e coalizioni: e che oggi distilla la sua più pura e concentrata essenza, la cacciata di Berlusconi come unico obbiettivo, prescindendo da ogni programma politico.

Alla stessa stregua si può fare anche l’operazione inversa: una sorta di esperimento mentale che definisca il programma politico di Berlusconi prescindendo dalla sua persona. Prescindendo dalla strumentalità con cui sventolò la bandiera liberista, e via via dalle ingenuità e contraddizioni, dai giuramenti e contratti, dagli infortuni e compromessi che hanno punteggiato la sua esperienza di governo. Alla fine resta un’idea di politica “laica”, nel senso che non ha timori di rompere con il modo in cui si è concretamente realizzato il patto da cui è nata la Costituzione, e che invece prevede un diverso uso e una diversa entità delle risorse prelevate dallo Stato ai cittadini, uno spostamento di poteri tra Stato e enti locali, e tra Governo e Parlamento, un riequilibrio tra le prerogative dei poteri costituzionali e quelle dell’ordine giudiziario. Questo programma, in cinque votazioni durante tre lustri ha preso i voti, molto più o poco meno, della metà degli elettori. Per quanto grande sia il magic di Berlusconi, difficile pensare che a lui sia riuscito di fool all of the people all of the time: più logico riconoscere che quel programma, diciamo anche solo quella prospettiva, siano una sintesi che esiste a prescindere dalla sua persona.

L’alleanza ad personam invece si propone di cacciare Berlusconi senza preoccuparsi né di appropriarsi del suo tesoretto oggi, né di preservarlo per il domani. Anzi, vuole smantellarlo e spargere sale sulle macerie. Perché questo succede di certo abbandonando il 2 e passando al 7: il proporzionale, che si basa sulla difesa delle identità politiche, può produrre solo intese coerenti con l’inviluppo dell’esistente.

Questo smantellamento, per alcuni é il raggiungimento di un obbiettivo lungamente ed apertamente perseguito. Ciò che stupisce è che ad accettarlo come inevitabile, siano il PD o gli eredi di quello che in questi 15 anni è stato l’asse dell’opposizione. Nel PD è dato cogliere sorprendenti convergenze con colonne portanti di quel programma. In politica economica, Tremonti ormai è più europeista e rigorista di Padoa Schioppa, e in tema di fisco, quanto a tracciabilità dei pagamenti, inversione dell’onere della prova, fattura telematica in copia all’agenzia delle entrate, ha scavalcato Visco a sinistra. Sul federalismo, chi ha scritto e votato la modifica del titolo V non potrebbe rifiutare il suo appoggio a quanto per ora si intravvede. La svolta presidenzialista non c’è stata, ma PD e PDS non si sono fatti scrupoli a mettere i nomi dei loro candidati sulla scheda elettorale. Sulla riforma del mercato del lavoro, le proposte più incisive provengono dalla sinistra. Perfino in tema di giustizia, separazione delle carriere, riforma dell’obbligatorietà dell’azione penale, tutela della privacy sono principi su cui autorevoli esponenti del PD hanno fatto apprezzabili proposte.

”Se ci fossero, sarebbero già qui”, rispondeva Enrico Fermi a chi lo interrogava sull’esistenza degli alieni. Se un partito che si dice progressista volesse davvero evitare di essere per sempre conservatore, l’avrebbe già fatto. Se un partito che ha avuto l’ambizione di essere autosufficiente nel proporsi alla guida del Paese volesse evitare, accodandosi ai proporzionalisti, di essere un pezzo per sempre subalterno ad ogni futura coalizione di Governo, l’avrebbe già fatto.

Ma la risposta di Fermi vale anche per chi, nella maggioranza, vorrebbe una stretta programmatica che rivitalizzi questa legislatura, o per chi chiede l’ultima smazzata di carte di elezioni anticipate per realizzare il programma “laico” di Berlusconi. Se lo si volesse, sarebbe già stato fatto.

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