Le tasse ai banchieri? Solo fumo negli occhi

dicembre 23, 2009


Pubblicato In: Giornali, Vanity Fair

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da Peccati Capitali

Il premio “gattopardo dell’anno” , se esistesse, dovrebbe andare al Alistair Darling, il “ministro del Tesoro” inglese, per la proposta di applicare ai bonus dei banchieri una tassa straordinaria del 50% su quanto eccede 25000£. Sarkozy ha applaudito, un po’ verde per non esserci arrivato prima lui, la Merkel si è detta, serafica, pronta a rincarare la dose: sperano nell’ex aequo. Motivazione del premio: avere incassato il plauso dei loro elettori senza avere fatto sostanzialmente nulla.

Tassare i bonus significa riconoscere ufficialmente che non sono loro la causa della crisi: altrimenti andrebbero sequestrati. E pensare che una tassa del 50% sui bonus sia l’amuleto che mette al riparo da una nuova crisi, neppure un talebano delle tasse arriverebbe a tanto.
Dare una botta in testa ai banchieri consente ai governi di mostrare ai loro elettori di aver fatto qualcosa. Quanto ai banchieri, risuoneranno i loro alti lai, ma staranno al gioco. Populismo per populismo, meglio una misura redistributiva che “soluzioni” sistemiche di cui pure si sente parlare: Tobin tax, separazione tra banche commerciali e di investimento, limitazioni alle dimensioni delle banche: tutte misure che metterebbero in ginocchio le economie, ma che in prima battuta colpirebbero le banche. Anche se la tassa dovesse diventare permanente, non sarà difficile aggirarla, o con diverse forme retributive, come sta facendo Goldman Sachs, o alla peggio cambiando Paese.

La soluzione vera contro crisi future, sarebbe ristabilire la regola base del capitalismo, per cui chi sbaglia paga. Ma è duro per i Governi applicarla a chi ha tanti debiti, o tanti dipendenti. Sono i poveri cristi che non possono sfuggire: e allora diamogli almeno qualcosa da applaudire.

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