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Archivio per il Tag »capitalismo«

→  settembre 19, 2020


“In Italia seicentoquaranta” sono, nel catalogo di Leporello, le “belle che amò” Don Giovanni, . Sono invece solo 368 le società per azioni quotate alla Borsa di Milano, per un valore complessivo di €532mld.

Il tema della Borsa italiana è ritornato di attualità dopo che l’Unione Europea ha imposto al London Stock Exchange, con cui al momento è fusa, di alienarla, se vuole proseguire la sua fusione con Refinitiv, la società di piattaforme tecnologiche controllata da Blackstone e Reuters. La soluzione al momento più probabile è quella ibrida, metà fusione con una grande Borsa, la francese Euronext (ma potrebbero essere anche i tedeschi o gli svizzeri), metà ri-nazionalizzazione, con Cassa Depositi e Prestiti e Banca Intesa.

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→  settembre 14, 2020


Le intuizioni di Friedman
Se quella sulla responsabilità sociale dell’impresa fosse una battaglia, l’eroe eponimo sarebbe Milton Friedman. Lui stesso osservava che la critica demolitrice della CSR (Corporate Social Responsibility), pubblicata sul New York Times Magazine il 12 settembre 1970 di cui celebriamo il mezzo secolo, “sembra che abbia conquistato il quasi completo monopolio del campo di battaglia” e, da monopolista, incassava le royalty quando le classi dirigenziali discutevano delle sue idee e gli accademici polemizzavano furiosamente contro le sue tesi, qualificando lui come una canaglia e le sue tesi contro la CSR piena di fallacie e di ipersemplificazioni. Iper-semplificazione sarebbe ridurre la sua critica della CSR a un criterio di condotta aziendale: quello che gli sta a cuore è il funzionamento di un’economia in cui le decisioni sulla allocazione di risorse scarse siano prese non in base a meccanismi politici, ma di mercato. Soprattutto è tutt’uno con la sua preoccupazione per il problema dei monopoli. La sua argomentazione non è in positivo sulle ragioni per cui “c’è una e una sola responsabilità globale dell’impresa: accrescere i suoi profitti”, ma in negativo contro coloro che sostengono che le società ne abbiano altre e diverse. Gli imprenditori che tanto parlano di responsabilità sociale d’impresa in un sistema di libera iniziativa, in realtà stanno predicando un puro e genuino comunismo: sono le marionette delle forze intellettuali che minano le basi di una società libera. Forse avrà avuto in mente la decisione della U.S. Steel di cancellare nel 1962 l’aumento del prezzo dell’acciaio, dopo che il presidente Kennedy aveva pubblicamente manifestato il proprio disaccordo e l’azienda era stata fatta oggetto di larvate minacce di rappresaglia, procedimenti antitrust, indagini fiscali sui suoi dirigenti.

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→  marzo 26, 2020


“È dagli anni ’80 che lo Stato si sente dire che deve mettersi sul sedile posteriore e lasciare il volante in mano alle imprese, lasciarle libere di creare ricchezza, intervenendo solo per risolvere i problemi quando emergono”. Così Mariana Mazzucato su Repubblica.
È da sette anni che la professoressa ci vuole convincere che Internet non l’hanno fatto migliaia di imprese e milioni di inventori, ma un organismo della difesa americana per avere un sistema comunicazione a prova di bombe; oppure che lo schermo touch è frutto dello stato imprenditore perché chi lo ha inventato stava studiando grazie a una borsa di studio pubblica.
Il suo strabismo non le consente di vedere che il PIL mondiale “dagli anni 80” è cresciuto 5 volte, che la quarta rivoluzione industriale e la seconda globalizzazione hanno tratto dalla miseria estrema più di un miliardo di esseri umani, di constatare che oggi “Capitalism, Alone!”: come dice Branko Milanovic, ci sono solo il capitalismo liberale-meritocratico in Occidente, e il capitalismo politico in Cina e dintorni.

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→  novembre 23, 2019


“Il capitalista privato che spolpa Taranto ed esporta fondi neri” cosi Massimo Giannini su Repubblica di giovedì, con riferimento alla gestione dei Riva.
“Spolpa” Taranto? Con i Riva, Taranto produceva 8, perfino10 milioni di tonnellate di acciaio l’anno, dando lavoro a oltre 15.000 persone; oggi saremmo contenti con 5. “Esporta fondi neri”? Il 12 Novembre Ansa informava che la Procura di Milano ha chiesto l’archiviazione del fascicolo ‘contenitore’ da cui sono nate le varie indagini sui Riva e sui professionisti che erano finiti indagati a vario titolo per bancarotta, appropriazione indebita, riciclaggio e reati fiscali. E il 5 luglio 2019 il Tribunale di Milano ha assolto in primo grado Fabio Riva dall’accusa di bancarotta fraudolenta dell’Ilva, perché il fatto non sussiste. Non si può non riflettere su quanto queste vicende abbiano prodotto, come afflizioni alle persone e come contribuito alla rovina dell’azienda.
I “fallimenti” hanno sempre una causa, ciascuna sua propria: mettere tutto insieme, il vero e il falso, il pubblico e il privato, gli errori e le colpe contribuisce alla crescita di quella mentalità anti-industriale, di quei pregiudizi anti-competenze che sono terreno di coltura dei fallimenti: quelli di cui parla Giannini, e quelli più generali che affliggono questo Paese.

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→  settembre 25, 2019


Al viaggiatore che, sceso dall’aereo a Londra di prima mattina il mercoledì 18, avesse preso la sua quotidiana copia del Financial Times, saranno strabuzzati gli occhi: una copertina giallo canarino a racchiuderlo, recante un solo titolo, a caratteri cubitali (tipo “Fate Presto”, tanto per capirci): “Capitalism, time for a reset”. Che cosa si debba intendere (“reset” si traduce con ripristinare o con azzerare) lo spiega sul retro una lettera del direttore Lionel Barber: la ricerca di massimizzare il profitto, la dottrina della shareholder value è sotto pressione, da oggi profitto sì ma con una finalità (purpose). Un autentico cambio di paradigma: chi da decenni ha letto il FT come la bibbia del libero mercato nel Paese dell’IRI prima e della CDP oggi, come la voce del mercato finanziario moderno nel Paese del capitalismo delle scatole cinesi e delle partecipazioni incrociate, ha ben di che strabuzzare gli occhi.

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→  febbraio 5, 2019


Se il titolo affonda ancora non è per colpa dei capitalisti privati ma per l’intesa tafazzista tra Elliotte CDP. Memento

Alla presentazione de “L’Italia: molti capitali , pochi capitalisti” il libro scritto da Beniamino Piccone per Guido Roberto Vitale, svoltasi giovedì 24 a Milano, sono risuonate le note accuse al nostro capitalismo: familistico, opportunista, incapace di grandi progetti, come dimostrato dal fatto di non aver costruito grandi imprese. Nessuno ha però indicato che le prossime settimane potrebbero segnare la fine di una delle poche che son rimaste: se TIM perderà il controllo della propria rete, rimarrebbe solo più un rivenditore di servizi con una rete di negozi, in Italia alla pari degli altri operatori, WIND, 3, Vodafone e oggi anche Iliad. E questo sarà stato ad opera della politica, alla fine di una battaglia durata vent’anni.

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