La sinistra che vuole la patrimoniale è peggio di Tafazzi

agosto 16, 2011


Pubblicato In: Giornali, Vanity Fair


dalla rubrica Peccati Capitali

Dareste da amministrare il vostro patrimonio alla casta, quella impura immortalata da Stella e Rizzo? E’ proprio quello che vorrebbero i sostenitori della patrimoniale: feriti nell’orgoglio dal dal “commissariamento” di Trichet – Draghi, ora ritornano a riproporlo: uno scherzetto che, per essere significativo, dovrebbe essere da almeno 400 miliardi. Cosa che ci fa credere che i Governi, questo che conosciamo e quelli, ignoti, che verranno, userebbero il momentaneo sollievo per mettere le basi dei dissesti futuri, come hanno fatto negli anni ’70, o non li sprecherebbero come la svalutazione di Amato, l’eurotassa di Ciampi e le privatizzazioni di Prodi?

A far veleggiare la barca della patrimoniale non ci sono ragioni economiche, solo suggestioni morali: l’idea che noi si debba espiare, offrire sacrifici propiziatori, lo Stato come mamma a cui il buon figliolo non può far mancare il suo aiuto. Le cose che oggi ci impone la tecnocrazia europea, son quelle che in tanti da tanti anni si ripetono, più o meno quelle che Berlusconi stesso aveva firmato nel 2001 da Vespa. E bisognerebbe impoverire i privati che bene o male son quelli che fanno andare avanti il Paese, per far tirare un sospiro di sollievo a quelli che non mantengono gli impegni con cui hanno preso i voti?

La CGIL chiede lo sciopero generale: non c’è che dire, una mossa risolutiva! Ma è la sinistra che non ne perde una: è in prima fila nel chiedere che i cittadini immolino una parte del proprio patrimonio per ridare credibilità a un Governo di cui chiede le dimissioni. Non capiscono, a sinistra, che così, insieme alla logica, fanno a pezzi anche la propria possibilità di sostituirlo? Tafazzi era proprio un dilettante.

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