La Cina è finita in vetrina

ottobre 13, 2007


Pubblicato In: Varie


Il China Milan equity exchange da novembre diventerà il canale privilegiato per l’accesso al Cbex, la piattaforma di scambi cinese per le aziende in corso di privatizzazione. Franco Debenedetti spiega il significato del progetto

L’idea, nata circa un anno e mezzo fa, è quella di costituire un vasto network informativo con l’obiettivo di incentivare le operazioni tra Italia e Cina, non in maniera univoca ma in entrambe le direzioni. Approfittando della fase di privatizzazione delle aziende pubbliche cinesi e del rapporto privilegiato con l’Estremo Oriente, in Italia partirà a breve la prima boutique di consulenza, e non solo, rivolta al mercato cinese.

Nata come branch italiana del Chine Beijing equity exchange (Cbex), il maggior equity exchange cinese soggetto alla supervisione del governo di Pechino, il 6 novembre verrà presentato a Milano il Cmex (China Milan equity exchange), ovvero la piattaforma dove verranno poste in vetrina le aziende pubbliche cinesi in via di privatizzazione. «Il nostro obiettivo», spiega a Milano Finanza il presidente del Cmex, Franco Debenedetti, «è creare uno strumento altamente specializzato per individuare in modo sistematico le opportunità di investimento delle società italiane in Cina e viceversa, puntando su tre fattori in particolare: un bacino di società estremamente vasto, le circa 420 mila società cinesi in corso di privatizzazione, il rapporto esclusivo che lega la nostra società con il Cbex e il nostro network relazionale».
La boutique di intelligenza finanziaria (così l’ha definita lo stesso Debenedetti) fungerà proprio da trait d’union tra le società italiane e la piattaforma cinese, dove le aziende, partendo da una base d’asta minima, sono valorizzate grazie a un’asta di negoziazione tra i potenziali acquirenti. «Così facendo», precisa Debenedetti, «pensiamo di ridurre il costo informativo, la principale difficoltà che si incontra quando ci si confronta con il sistema. Ma il progetto di Cbex, qualora l’esperienza italiana avesse successo, non si fermerà a Milano: il piano fa parte infatti di un progetto di più ampio respiro, che prevede l’espansione del progetto in tutto l’Occidente, non solo in Europa ma anche negli Stati Uniti (in futuro potremmo quindi avere un China New York equity exchange o un China London equity exchange e così via).
La società di gestione italiana, che è già stata contattata sia da aziende interessate sia da private equity e da primarie banche d’affari internazionali, si occuperà innanzitutto di trovare e dare informazioni alle società italiane e cinesi intenzionate rispettivamente ad acquisizioni in Cina e Italia e in un secondo momento al coordinamento di team scelti ad hoc per ogni operazione, formati attingendo alle più importanti società di consulenza internazionali. I professionisti avranno il compito di seguire i progetti a livello finanziario e societario, grazie anche ai contatti privilegiati ottenuti tramite il Cbex con le autorità e i massimi esponenti delle aziende d’Estremo Oriente. Senza contare il parterre di tutto rispetto che si occuperà del progetto in Italia.
L’advisory board della società di gestione del Cmex, promossa dallo studio legale Carone & Partners e partecipata da Unione Fiduciaria (la fiduciaria delle banche popolari), è presieduto da Alessandro De Nicola, managing partner delle sedi italiane dello studio legale Orrick, Herrington & Sutcliffe. Ad affiancare il presidente ci sono Sandro Salvati (ex ad di Toro Assicurazioni e di Alleanza), Carlo Secchi, Riccardo Gallo, Francesco Sisci (presidente dell’Istituto italiano di cultura a Pechino) e il ceo dello stesso Cbex cinese, Xiong Yan. Il consiglio è presieduto da Debenedetti mentre l’ad è Marco Carone dello studio Carone & Partners, che può contare su un’alleanza consolidata con Lehman, Lee & Xu, uno dei più grandi studi legali cinesi con oltre 150 professionisti.
Ma cos’ha spinto Debenedetti a entrare in un progetto di questo tipo? «Per 35 anni ho diretto grandi aziende, in Cir, Fiat, Olivetti ho realizzato decine e decine di piani industriali e acquisizioni», spiega Debenedetti, «nella seconda parte della mia vita mi sono dedicato alla politica e cioè a temi di carattere più generale. Ho avuto così la possibilità di costruire un insieme di rapporti personali preziosi. Ciò che sta succedendo in Cina è uno dei fenomeni più importanti, culturalmente e professionalmente. Credo che quello che stiamo cercando di attivare sia un canale unico nel suo genere, un’opportunità per le aziende italiane di espandere il proprio business».



Livia Zancaner

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