I soldi di Kirsch e quelli nostri

agosto 3, 1996


Pubblicato In: Giornali, Il Messaggero


Però, queste zie! Quella di Berlusconi gli chiedeva di difenderla dai comunisti; la zia di Giarda, allora sottosegreta­rio al Tesoro, gli chiedeva se, con le azioni Enel, avrebbe potuto comperarsi anche un pezzo di mono­polio elettrico. La zia di Balassone riesce a utilizza­re “i bravi giornalisti, i bra­vi attori, i bravi condutto­ri” della Tv come “segni per classificare il flusso del­la propria vita”!

Lasciando a cotanta zia il confrontarsi con questo esistenziale problema, pre­ferisco seguire il nipote nel più prosaico esercizio di in­dividuare i flussi di risorse pubblicitarie che alimente­ranno la televisione. Secon­do il disegno di legge Mac­canico nessuna impresa po­trà avere più del 30% delle risorse globali del settore, compresi quindi cavo e sa­tellite. L’impresa che tra­smette via etere è dunque bloccata nel cercare di gua­dagnare quotC ‘di mercato ai danni del concorrente (e non si argomenta qui quanto sia discutibile una scelta che di fatto restringe la concorrenza); i suoi rica­vi tradizionali in tutto il mondo crescono ormai in modo contenuto. Per au­mentare il suo fatturato de­ve contare sulla crescita del mercato globale, cioè dei segmenti cavo e satellite. Prevenendo invece la fine della prospettiva di un aumento dei ricavi pubblici­tari, Balassone mostra di cre­dere che in Italia, a differen­za del resto del mondo, non ci sarà grande sviluppo della Tv via cavo e satellitare.

Perché? Balassone non lo dice, ma la ragione è chiara: questa legge, non preveden­do la regolamentazione asimmetrica verso Stet, di­sincentiva l’entrata di nuovi operatori nella Tv via cavo, e quindi lo sviluppo di quel settore.

Balassone teme dunque un futuro nero per la pro­pria zia seduta in poltrona davanti alla Tv: Mediaset e Rai dovranno spendere i ( propri soldi per comperare i film americani di successo e riempiranno il resto delle ore di trasmissione con film di terz’ordine ceduti a prezzi marginali. Ben venga dun­que, dice Balassone, la legge Maccanico che impone mi­sure protezionistiche a favo­re di prodotti europei. Co­me per tutte le misure prote­zionistiche si tratta di vede­re dove vanno a finire le risorse. Balassone rassicura le zie d’Italia: garantirà lui del­l’oculatezza delle scelte e del­la qualità del risultato. Noi che leggiamo le quotidiane cronache dell’epica lottizza­zione in corso alla Rai, qual­che dubbio l’abbiamo: e se andassero in stipendi?

Ma le misure protezioni­stiche bisogna finanziarle. Scartata la via virtuosa, ma impolitica, di ridurre le spe­se, limitata da questa legge la possibilità di crescita nel­l’etere, Balassone addita la strada della diversificazione: soluzione classica, e classica­mente perniciosa. L’erba del vicino è sempre più verde: investendo in telefoni, edito­ria elettronica, Tv digitale si dovrebbe ricavarne tanto da remunerare non solo il capi­tale così investito, ma da co­prire anche le spese di altri settori. A parte la fallacia economica di simile argo­mento, qui bisogna mettere un punto fermo. Leggiamo quotidianamente delle batta­glie in corso nel mondo del­le comunicazioni, imprendi­tori come Kirch, Bertel­smann, Murdoch si giocano la partita a colpi di miliardi di dollari. Con tutta la stima per Siciliano oggi (e tutti gli auguri a Balassone doma­ni?), non vediamo come un’azienda in cui l’intero or­ganigramma, dai vertici ai caporedattori, è il risultato di complicatissime alchimie politiche, di settimane spese in bizantine discussioni, che deve sottostare ad una com­missione parlamentare di vi­gilanza, abbia se non altro la capacità decisionale per giocare a un tavolo in cui le fiches sono da 1.000 miliar­di l’una.

“La sfida è talmente auda­ce da sembrare temeraria” conclude Balassone: saremo felici se per lui sarà “più di­vertente fare la Tv”. Ma per evitare “eventuali sobbalzi” chiediamo che si metta un limite fermo alla ricerca del­le novità. Perché, se perde Kirch, son soldi suoi, men­tre se perde la Rai son soldi nostri: e anche delle care ziette.

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