Fornitori e utenti, più libertà per tutti ecco la vera sfida

luglio 5, 2006


Pubblicato In: Giornali, Il Messaggero

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Servizi & Mercato

Ma alla fine, i consumatori, i meriti di queste liberalizzazioni, li riconosceranno? I decreti Bersani, non ne ho dubbio, saranno approvati dal Parlamento, saranno tradotti in norme attuative dalle amministrazioni competenti, le proteste rientreranno (io, grande utente di taxi, per parte mia son pronto a farne a meno anche per un paio di mesi), prima o poi il processo andrà a regime. Quale sarà a quel momento il giudizio del grande pubblico?

Prendiamo i soliti taxi, che sono diventati gli eroi eponimi di queste liberalizzazioni: anche a New York in certe ore, se piove o nevica – non parliamo se devi andare all’aeroporto e rischi di perdere il volo – non si trova un taxi libero: anche lì si impreca. Né può essere diversamente: un servizio non può essere dimensionato sui picchi di domanda; a meno di far pagare a tutti un eccesso di disponibilità per forza ci deve essere qualcuno che si lamenta. Quando il numero dei taxi sarà stato portato anche da noi ai livelli di altre grandi città, l’utente avrà memoria dei disservizi attuali, sarà in grado di fare un confronto? Non è detto. Se c’è un settore in cui i vantaggi della liberalizzazione sono evidenti al di là di ogni ragionevole dubbio, è la telefonia: ma c’è gente che imputa alla liberalizzazione ogni inconveniente, e addirittura rimpiange l’epoca della Stet pubblica.

C’è dunque un problema rilevante per un Governo che imbocca, come ha detto di voler fare Romano Prodi, la strada delle liberalizzazioni. Un problema diverso da quello, classico nella letteratura politica, del prezzo politico che si rischia di pagare quando si toccano interessi concentrati e organizzati per dare vantaggi diffusi a una larga platea di cittadini. E’ un problema specifico dei servizi: come fare perché i consumatori non si ricordino solo i piccoli disagi sopportati al momento del cambiamento, e riconoscano il beneficio delle liberalizzazioni al di là di una labile traccia nella memoria?

Io credo che la soluzione sta nel rendere loro chiaro che cosa veramente danno le liberalizzazioni: meno vincoli e più libertà. E cioè non solo un maggior numero di taxi, ma più libertà ai taxisti di lavorare quando e quanto vogliono. Non solo medicinali nelle cooperative, ma libertà a tutti gli esercizi di investire spazio e risorse per vendere un nuovo prodotto. Non solo tariffe minori da notai e professionisti, ma libertà di concordare compensazioni diverse per le loro prestazioni. Servizi non prestati con regolamentazioni diverse, ma nati da un nuovo spazio di libertà: e mentre i regolamenti riguardano solo chi fornisce il servizio, la libertà è libertà di tutti.

Libertà è anche sapere che l’azienda municipalizzata di casa non darà più contratto senza gara alla società in house costituita all’uopo. Libertà è anche poter sbattere la porta in faccia a chi non ti ha soddisfatto, senza dover pagare un prezzo per cercare una alternativa: non dev’essere così in Italia se, secondo lo studio delle Generali citato da Bersani, nonostante le nostre assicurazioni siano le più care d’Europa, si cambia compagnia ogni dodici anni, tre volte di meno che in Germania e quattro che in Gran Bretagna.

Liberalizzazioni come minori vincoli e più libertà, per fornitori e utenti: è questo che fa del cittadino un soggetto consapevole, un attore nel processo di liberalizzazione. Romano Prodi ha detto che questi decreti sono solo il primo passo di una politica che vuole mettere al centro il cittadino consumatore. Io penso che queste parole vadano intese nel senso che ciò che deve essere messo al centro è la sua libertà. E che lo si debba avere ben chiaro non solo nel comunicare, come Prodi ha riconosciuto essenziale doversi fare, ma anche nell’individuare i meccanismi di mercato che sappiano creare incentivi, nello scrivere le norme attuative.

Perché poi dovranno venire le altre liberalizzazioni. Toccheranno settori più delicati – l’università, la scuola, la sanità –, saranno tecnicamente più complesse – come nel caso dell’energia –, comporteranno di affrontare non le cooperative dei taxi, ma le grandi centrali sindacali del pubblico impiego. Ma l’esigenza di libertà è contagiosa, e dilagante l’insofferenza ai vincoli. L’una e l’altra saranno, per il Governo, strumenti indispensabili.

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