Fake news e intercettazioni. Due storie parallele di maoismo digitale

novembre 7, 2017


Pubblicato In: Giornali, Il Foglio


Al direttore.
Per una volta non sono d’accordo col mio direttore. Ho letto il tuo pezzo sui pilastri del nuovo processo mediatico: il meccanismo per cui social media e intercettazioni sono un pericolo per la democrazia sarebbe lo stesso, cioè il diritto allo sputtanamento. Invece, secondo me, meccanismo a parte, le differenze sono sostanziali. Differenze di sostanza: i social sono una bacheca su cui tutti possono scrivere, le intercettazioni sono ordinate da un giudice e diffuse da giornali che hanno un direttore responsabile.

Ne deriva una differenza di autorevolezza: quella di un post su Facebook è quella che tu gli attribuisci (ed è tra l’altro tanto minore quanto meno c’è qualcuno che, scartando e censurando, conferisce una certa patente di credibilità a quanto resta); a quella di un’intercettazione ci sono molte ragioni perché venga attribuito il carattere se non di “verità”, di una certa “oggettività”. Il diritto a conoscere e diffondere le intercettazioni vien preteso dai giornalisti per potersi sostituire alla magistratura inscenando un proprio processo. Il diritto a scrivere su Twitter ce l’ha Trump come i suoi avversari, e chi legge lo sa. Differenza dei mezzi per contrastarli: per le intercettazioni è possibile (almeno teoricamente) definire una procedura “garantista”. Per i social media non è possibile, a meno di creare un ministero della verità. Ho letto tutto l’articolo dell’Economist, che è ovviamente molto più articolato del grido della copertina. Brillante la frase di Habermas, “dobbiamo riformare la politica dell’attenzione”: sì, e poi? Molte cose mi sembrano analoghe a quelle che circolavano all’epoca di “televisione cattiva maestra”. Anche dell’idea che l’attenzione crei una bolla, in cui uno vien catturato, ci entra, e non ne esce più, ci sarebbe da dubitare. Dovidowitz, in “Everybody lies”, dimostra, numeri alla mano, che ha più possibilità di entrare in contatto con idee politiche diverse dalle proprie chi naviga su internet rispetto a chi trae le proprie informazioni solo dai contatti con parenti amici colleghi di lavoro ecc. L’Economist non è il solo: il 4 Novembre sul Boston Globe, Jeffrey Sachs scrive come “Big Data and Big Money have subverted our democracy”. Non vorrei fare il Candide, ma ho l’impressione che sono cose che hanno in sé la capacità di generare anticorpi. Anche perché i vari Facebook hanno tutto l’interesse a bloccare sul nascere quelli che vorrebbero risolvere tutto nazionalizzando. Torna utile il paragone con le intercettazioni: più statali di giudici e poliziotti non si può. Un caro saluto.

La risposta del Direttore.
Caro Franco, grazie della lettera ma temo che tu stia sottovalutando un punto importante. Il punto non è la capacità di ciascuno di noi di generare anticorpi ma è l’incapacità di chi veicola contenuti fake (di veicola letame) di essere considerato responsabile delle sue azioni. Il tema della buca delle lettere esiste per Facebook e per altri giganti della tecnologia ed è un problema che si sta provando ad affrontare (Zuckerberg nel giro di dodici mesi è passato dalla posizione di Facebook che non può essere una media company alla posizione di Facebook che deve essere responsabile dei contenuti che veicola, ma siamo ancora all’inizio). Ma come sei il tema della buca delle lettere esiste anche nel nostro paese per quanto riguarda le intercettazioni e per quanto riguarda le vagonate di letame che ogni giorno finiscono sui giornali e che vengono spacciate per grande giornalismo. Se ci pensi bene, insisto, il meccanismo che ha permesso di alimentare questi due modelli distorti sono simili: alla base di tutto c’è l’idea che ci debba essere una nuova forma di democrazia che deve prendere il posto di quella vecchia e chiunque si azzardi a criticare questa nuova forma di democrazia viene considerato come un nemico della democrazia. Come un sostenitore delle modalità del bavaglio. Il problema non sono tanto le intercettazioni o le fake news ma è chi le usa per ottenere un vantaggio. Sono storie diverse, certo, ma sono entrambi due spie di quello che Jaron Lanier ha definito maoismo digitale. Un abbraccio e grazie.

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