Errori fatali

novembre 5, 2004


Pubblicato In: Giornali, Panorama


Parlare di «regime» oggi non ha senso

Confesso che non me ne ero accorto: anch’io, insieme a metà degli italiani, sono un “resistente”, nel senso storico e nobile del termine, quello del ’43 – ’45, resistente al regime. A rivelarmelo è Furio Colombo che, sull’Unità del 31 Ottobre, ne trae spunto per un “Elogio degli Italiani”. Dato che viviamo in un regime, è il suo ragionamento, se questo, come indicano le ultime elezioni, prende a vacillare, il merito è dei “cittadini italiani che hanno resistito”. Contro il regime, la resistenza: per ora con la r minuscola, poi si vedrà.

E io che credevo che il quasi ammutinamento di quest’estate, sedato gettando fuori bordo Giulio Tremonti, e ora riesploso in una rissa in cui si sono buttati segretari, ministri, perfino il vice presidente, indicasse il fallimento sia del progetto sia della coalizione al Governo. Nient’affatto, per Colombo è tutto frutto della resistenza degli italiani.

E io che credevo che il 7 a 0 delle suppletive fosse un chiaro indizio della perdita di consenso del Governo persino nelle sue storiche roccaforti. Niente affatto, per Colombo sono i resistenti che hanno tenuto gli avversari lontano dalle urne.
E io che pensavo che la figuraccia rimediata da Buttiglione, oltre che delle parole dette e poi ritirate dal candidato, fosse il risultato politico degli errori politici di Berlusconi nella sua politica europea. Colombo non lo dice, ma è più che un’ipotesi che il merito sia dei resistenti gay: anche se Mirko Tremaglia li chiama in un altro modo.

Fosse solo per queste incongruenze logiche, poco male. Il male è che la tesi del regime impedisce di capire dove e perché Berlusconi ha sbagliato. Impedisce di comprendere le articolazioni presenti nella società italiana, sindacati e industrie, professioni e mestieri, giudici e insegnanti. Distoglie dal costruire un’offerta politica che sappia raccogliere il consenso dei delusi da Berlusconi. Compito tremendo, trovare le risorse per rilanciare la crescita e riformare lo stato sociale.
Finché si è all’opposizione, gridare al regime fa danni tutto sommato contenuti. Continuare a crederci quando l’obbiettivo di diventare maggioranza potrebbe essere a portata di mano, è un errore imperdonabile.

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