Autisti e telefonini, protestano i sindacati: «Basta persecuzioni»

ottobre 1, 2011


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Il caso dopo le denunce dei passeggeri

Una nuova «caccia alle streghe», una vera e propria «rappresaglia mediatica ai danni dei lavoratori». A scagliarsi contro il proliferare di notizie, riportate con rilievo dai media, che riguardano gli autisti del trasporto pubblico ripresi a guidare parlando al telefono cellulare, sono i sindacati del settore Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Ugl trasporti. «Video, denunce, querele, aggressioni fisiche e verbali si susseguono ogni giorno contro chi gestisce la sua vita all’ interno dell’ intricata giungla metropolitana – denunciano i sindacati in una nota a lavoratori e azienda – Operatori tpl come presunti colpevoli, sempre. O peggio, come colpevoli a priori, dall’ innocenza tutta da dimostrare. E il mondo giudica.

Succede come se, all’ improvviso, tanti “giustizieri senza macchia” avessero preso il sopravvento tra la gente comune, avessero dato respiro ai loro istinti di giustizia, coerenza e integerrima eticità e potessero, armati di un telefonino come di una spada, imprimere la loro visione di giustizia su chi non merita il lavoro che fa, non garantisce sicurezza, non rispetta né il suo lavoro né l’ utenza». Ma i sindacati vanno oltre, citando il codice della strada. «Non possiamo accettare che chiunque possa riprendere e giudicare il lavoro di un professionista, convinto di sapere cosa è giusto e cosa è sbagliato – continuano -. L’ articolo 173, commi 2 e 3 del codice della strada, prevede come eccezioni al divieto di fare uso durante la marcia di apparecchi radiotelefonici e di usare cuffie sonore ” conducenti dei veicoli delle forze armate e dei corpi di cui all’ art.138, comma 11 (polizia di stato, guardia di finanza, polizia penitenziaria, vigili del fuoco, Croce rossa italiana, corpo forestale dello stato, protezione civile), nonché i conducenti dei veicoli adibiti a servizio delle strade, delle autostrade e i trasporti di persone per conto terzi”. Non possiamo accettare che i mezzi di informazione diano uno spazio unilaterale e immenso a questi eventi, sorvolando sull’ altra faccia della medaglia, sulle aggressioni, sugli incidenti, sulle continue dimostrazioni di professionalità che non hanno pari». «Non possiamo accettare soprattutto – concludono – che le aziende prendano provvedimenti sanzionatori gravi alla luce delle singole segnalazioni di questi “Zorro” conterranei, senza aver verificato la veridicità e l’ effettiva consistenza delle accuse, rivolte non di rado a chi invece, con responsabilità, gestisce il proprio lavoro cercando di limitare al minimo il disservizio, chiedendo aiuto o segnalando un guasto. I lavoratori e le lavoratrici del tpl romano meritano, oggi più che mai, rispetto». Sulla vicenda è intervenuto anche il responsabile Autoferro della Fast Confsal Lazio, Paolo Ventura. «La Fast Confsal – dichiara – pur nella consapevolezza che la suddetta pratica (guidare parlando al telefonino) sia da stigmatizzare, ha conferito mandato ai propri legali di verificare il sussistere della violazione dell’ art. 4 ex lege 300/70 in materia di videosorveglianza dei dipendenti e le conseguenti azioni legali a tutela della dignità dei lavoratori».

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