Un Debenedetti contro il Cavaliere

marzo 1, 1994


Pubblicato In: Varie


intervista di Paolo Trombin

Come si sente un capitalista a chiedere voti agli operai?

«A 25 anni ho cominciato a lavorare nell’azienda di mio pa­dre. I dipendenti erano in tutto 85 con pochissimi impiegati: la­voro con gli operai da sempre. E gli operai torinesi mi conosco bene».

Inizia così l’intervista con Franco Debene­detti, 61 anni, sposato e due figli, candidato per i Progressisti al pri­mo collegio senatoriale di Torino. Fratello di Carlo De Benedet­ti, patron della Olivetti, ha lasciato gli incarichi nel gruppo di Ivrea e nella sua biografia per i manifesti­ni elettorali scrive: «Ho avuto il privilegio di avere posizioni di grande responsabilità e di po­terle svolgere in piena autono­mia: ho progettato una quindi­cina di fabbriche, ho avuto rap­porti con aziende grandi e pic­cole dal Brasile al Giappone, dagli Usa alla Russia. Parlo e scrivo correntemente inglese, francese e tedesco».

Ingegnere, ma tutte queste cose le serviran­no nella battaglia elettorale? I suoi rivali sono il popolare chansonnier Gipo Farassino (Lega-Forza Italia) e l’ex sindaco liberale Valerio Zanone.

Farassino e Berlu­sconi: lo chansonnier ha trova­to il suo impresario. Battute a parte il problema qui a Torino è l’occupazione. Il mio slogan è che bisogna coltivare, arric­chendoli, i lavori vecchi che esprimono le nostre radici, la no­stra cultura e che soprattutto ci danno da vivere: e da questi par­tire per creare nuovi lavori. E, avendo formato la maggiore azienda italiana di servizi infor­matici, in questo campo ho una certa esperienza. Tutti hanno la loro umanità ma non penso che i torinesi vorranno affidarsi a Gi­po Farassino per andare incon­tro all’Europa del Duemila. Za­none lo conosco, siamo amici. Su molte cose andiamo d’ac­cordo. Ma quando un’azienda è perdente e deve cambiare stra­tegia cambia anche il manager.

L’economista Mario Monti sostiene che l’esito del­la vertenza Fiat è l’erogazio­ne di fondi pubblici per lavo­ri improduttivi. E di nuovi po­sti di lavoro non c’è traccia.

Il metodo scelto per supe­rare il conflitto consente di al­leviare il dramma della disoc­cupazione per migliaia di fami­glie. Altrimenti a Torino si apri­va una gravissima crisi sociale che nessuno, tantomeno la Le­ga o Forza Italia, sarebbe stato in grado di governare. Ma Mon­ti ha ragione, se ricorda che ta­gliare una torta in modo diver­so non aumenta la dimensione della torta.

Monti accusa la sinistra di sottovalutare anche le cose dette dal leader di Rifonda­zione comunista Fausto Bertinotti a proposito della tassa­zione dei Bot. Lo avete som­merso di critiche per timore di perdere voti.

La proposta di Bertinotti è inutile per­ché i tassi li fissa il mer­cato e se noi tassiamo i Bot scoraggiamo quel flusso finanziario che purtroppo dobbiamo utilizzare per rifinan­ziare il debito. Nella migliore delle ipotesi tutto si risolve in una partita di giro: è una proposta inutile anche da un punto di vista pratico. Bertinotti può dire quello che vuole. Il programma dell’alleanza di sinistra non prevede misure di questo genere. La sua proposta è irrealizzabile e non è la strada giusta per risolvere il problema dell’efficiente allocazione delle risorse finanziarie che vanno trasferite dai titoli di stato agli inve­stimenti produttivi. Questo pun­to, insieme all’occupazione e al risanamento dei conti pubblici, è la priorità indicata nel pro­gramma dei Progressisti, pro­gramma che si muove nella li­nea tracciata dal governo Ciam­pi.

Berlusconi vuole detas­sare gli utili reinvestiti. Che cosa risponde?

Su questo possiamo esse­re tutti d’accordo. Bisogna però preoccuparsi di fare rientrare il tutto in un quadro di compati­bilità. In giro c’è qualche can­didato che vende fumo. Le pro­mozioni pubblicitarie, devono per legge precisare limiti e va­lidità dell’offerta ma questo det­taglio viene dimenticato dal Cavalier Berlusconi quando rac­conta agli italiani che è pronto a creare un milione di posti di lavoro. Quale metodo intende scegliere? Quello dirigista e in­flazionista dei lavori pubblici? Il metodo di scuola opposta di stimolo fiscale? Oppure abbas­sando i salari? E a quale livello? Insomma deve dirci quali strade intende scegliere. La pub­blicità ingannevole è vietata an che nel consumo. Figuriamoci quando si parla di disoccupa­zione. È irresponsabile ingan­nare proprio chi soffre di que­sto dramma con la demagogia dei miraggi, con la sensaziona­lità delle offerte speciali. Farlo poi per salvaguardare i propri in­teressi è insultante. Forza Italia propone la riduzione delle en­trate e l’aumento delle spese. È la ricetta del presidente Reagan, peraltro fatta in un contesto as­solutamente diverso: ricordia­moci tuttavia che Reagan che ha lasciato gli Usa con il più alto deficit della sua storia. Noi que­sta politica l’abbiamo già per­corsa negli anni ’80 con il mi­nistro Pomicino.

Si spieghi meglio.

È come se un’azienda de­cidesse di fare una fuga in avan­ti per superare le difficoltà: au­menta le spese e scommette sull’aumento delle vendite spe­rando che tutto regga. Ma cosi ci mettiamo su una strada peri­colosa. Berlusconi promette tut­to a tutti pensando che un mira­colo possa risolvere i problemi. Noi dobbiamo fare i conti con il deficit e il debito pubblico: ci sentiamo in debito verso le ge­nerazioni future, i nostri figli. Su questi temi il polo Progressista ha assunto una posizione impo­polare: spero che alla fine ven­ga premiata.

Qual è II punto di forza dello schieramento progressi­sta?

Sta nella dura realtà delle cose. Fiat, Olivetti e i grandi gruppi, dopo aver preso le ba­stonate dai giapponesi, spendo­no miliardi per insegnare ai lo­ro dipendenti che qualità dei pro­dotti, riduzione degli scarti, ve­locità di consegna, cioè i fatto­ri essenziali di successo, si ot­tengono solo con l’attivo coin­volgimento di tutti. Ci vorrà un profondo cambiamento nella pubblica amministrazione: di lì passa la riduzione della spesa pubblica. Ma questo obiettivo si raggiunge solo con la collabo­razione di tutti e i Progressisti sono i più titolati a realizzare questa operazione. La Destra va in direzione opposta.

Verso dove?

Il loro programma è irrea­lizzabile: sono promesse che valgono per pochi, e che faran­no stare peggio la maggioranza degli italiani.

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