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Archivio per il Tag »telecomunicazioni«

→  agosto 31, 2017


Che cosa si intende quando si dice che Sparkle, la società di TIM che gestisce comunicazioni a lunga distanza, è di “importanza strategica”?
In un senso tecnico giuridico la normativa definisce strategiche le “reti di telecomunicazioni di proprietà del Ministero dell’interno, destinate ad essere impiegate nelle attività di tutela dell’ordine e sicurezza pubblica, nonché di difesa civile”, e le attività consistenti “nello studio, la ricerca, la progettazione, lo sviluppo, la produzione, l’integrazione e il sostegno al ciclo di vita, ivi compresa la catena logistica” di una serie di “sistemi e apparati”, che spettano ai Ministeri competenti: cose tutte che non hanno nulla a che fare, né con TIM in generale, né con Sparkle in particolare.

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→  luglio 25, 2017


“Aver privatizzato le rete” telefonica è stato un errore: è davvero questa la posizione del Governo, come afferma il sottosegretario Antonello Giacomelli? E, in questo caso, che cosa intende fare? Proporre la costituzione di una commissione d’inchiesta? A rispondere di tale errore, non potendo chiamare l’allora Ministro del Tesoro Carlo Azeglio Ciampi, chiamerà a giustificarsi l’allora presidente del Consiglio Romano Prodi? L’attuale premier sta gestendo situazioni complicate su molti fronti, interni ed esteri, non credo che desideri perdere tempo a riscrivere i libri di storia. Ci permettiamo, rispettosamente, di suggerirgli non già una smentita ufficiale, che sarebbe troppo onore, ma un personale invito al sottosegretario a non impegnare la posizione del governo su argomenti che appartengono, al massimo, a dibattiti e convegni di reduci.

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→  novembre 13, 2015


Per essere uno che ha investito un bel pacco di soldi in una nostra azienda, non si può dire che l’abbiamo accolto tanto bene, il signor Xavier Niel. Capisco la perplessità per i complicati strumenti finanziari che ha scelto per farlo. Capisco il dissimulato fastidio di Vivendi: voleva sistemarsi con calma e garbo nella posizione in cui era venuta a trovarsi, e si trova obbligata ad accelerare i tempi dell’acclimatazione. Capisco le preoccupazioni dei vertici aziendali: a cambiamenti nell’azionariato seguono di regola cambiamenti sul ponte di comando.

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→  settembre 26, 2014


Si parla di Telecom, e c’è sempre qualcuno che, per una ragione o per l’altra, propone di venderne la rete: quella passiva, fatta di cunicoli e di ponti radio, di doppini e di fibra. È proprietà di Telecom, le è stata venduta al momento della privatizzazione, è il collateral dei debiti fatti per comprarla. È aperta ad altri operatori in condizioni di parità, contribuisce in modo essenziale al valore di Telecom: lo si è visto anche recentemente, l’interesse di Vivendi a diventarne socio importante era determinato, oltre che dalla partita brasiliana, dalla possibilità di avere un’alleanza stabile con l’unico operatore che copre tutto il Paese. Telecom inoltre è proprietaria della rete attiva, le apparecchiature elettroniche, i computer e i programmi software. Insieme, rete attiva e passiva, forniscono il servizio di tlc.

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→  maggio 29, 2012


Un’impresa che voglia dotarsi di un impianto wi-fi, telefonico o dati, con più di 24 punti di accesso, dovrà fare eseguire l’installazione e la successiva manutenzione a un’impresa iscritta a un nuovo registro di installatori abilitati; chi l’impianto già l’avesse, ha 12 mesi per mettersi in regola e fornire agli ispettorati territoriali del dipartimento comunicazioni copia della documentazione dell’impianto, redatta e firmata da un iscritto al registro. E’ quello che prevede il regolamento del ministero dello Sviluppo economico, messo in consultazione il 9 febbraio, con cui viene recepita la direttiva comunitaria 2008/63/CE sulla “concorrenza sui mercati delle apparecchiature terminali di telecomunicazioni”.

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→  febbraio 9, 2010

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Il mercato è in grado di finanziare ben altro che una rete in fibra ottica, oppure lo Stato dovrebbe assumere il pieno controllo – Altre soluzioni sono un pasticcio

Il tema della banda larga si intreccia con quello del rapporto tra pubblico e privato nelle attività economiche. Quindici anni fa, la Stet di Agnes e Pascale lanciò il progetto Socrate, per indebitare l’azienda, e mettere i bastoni fra le ruote della privatizzazione. Da allora, molte cose sono cambiate, in economia e in tecnologia: lo Stato è uscito da molte imprese, il digitale è entrato dovunque, nel radiomobile e internet. Ma il problema è sempre lì: se lo Stato interviene nel mercato per il controllo societario, si inceppa il mercato per finanziare le iniziative. Il modo che oggi si sta escogitando per aggirare l’ostacolo, vale a dire la costituzione della “società della rete” con una robusta presenza dello Stato, non risolve il problema, anzi aumenta ancora il grado di ambiguità.

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