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Archivio per il Tag »sole 24 ore«

→  ottobre 26, 2017


Avvicinandosi la fine legislatura, l’agenda del Governo diventa vieppiù affollata: termini di legge da rispettareil DEF, la nomina del Governatore della Banca d’Italia-; grandi temi istituzionali da affrontarelegge elettorale, ius soli; ed anche numerosi e corposi dossier sui rapporti con le imprese. A questo riguardo, le posizioni prese dal Governo, tra i provvedimenti varati nel Consiglio dei Ministri del 13 Ottobre 2017 e gli ultimi (?) capitoli della vicenda reti Tim, vengono a definire una vera e propria nuova linea di politica industriale. Una politica che restituisce l’immagine di un Paese interventista, diffidente degli investitori esteri, convinto che sia necessario possedere per controllare, incapace di risolvere i guai delle politiche industriali del passato e incurante di quelli che produrrà quella nuova. Come si può constatare analizzandoli partitim.

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→  novembre 26, 2016


“Il referendum italiano ha le chiavi del futuro dell’euro”, titolava giorni fa il Financial Times. Tanto rapida e profonda è stata la rivoluzione che Donald Trump – meno di tre settimane dall’essere proclamato vincitore e più di dodici dall’essere insediato presidente, prima di aver scelto i suoi più stretti collaboratori e lungi dal potere compiere atti di governo – con le sue sole parole ha prodotto nel quadro politico mondiale. Se i banchieri centrali hanno “l’arte della parola”, come sostiene Alberto Orioli nel suo ultimo libro, i politici a volte hanno il “potere della parola”.

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→  dicembre 19, 2009

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L’ossessione di preservare l’italianità ha di fatto impedito di attuare una seria politica d’innovazione di quello che è il vero «sistema nervoso» del paese. Per la paranoia che qualcuno potesse limitare il nostro sviluppo finiamo per limitarlo addirittura due volte.

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→  novembre 26, 2009

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La storia dimostra che il progresso civile ed economico nell’ex regno di Napoli è arrivato dopo l’Unità: prima la provincia era profondamente arretrata.

Fino all’ultimo periodo borbonico, il Banco di Napoli era l’unica banca del Paese, senza succursali. “Ai cittadini di Reggio che ne chiedevano una per la loro città – scrive G. Galasso (La disarticolazione di Napoli dal Mezzogiorno, in Ventunesimo Secolo numero 20, ottobre 2009, Rubettino) – Ferdinando IV la sconsigliava, esprimendo il paterno parere che le banche servissero solo ad affliggere la gente facendo dilagare l’uso delle cambiali”.

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→  ottobre 7, 2009

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Con un testo di soli 36 articoli e tutti scritti con chiarezza, codificò diritti costati decenni di lotte sindacali

Se si considera la sua attività di studioso prima, e quella di politico poi, illuminata dall’accordo del 1993 firmato in qualità di ministro del Governo Ciampi, e che si sarebbe potuta concludere anche al Quirinale, aveva ragione Gino Giugni nel provare un po’ di noia ad essere così strettamente associato allo Statuto dei Lavoratori. Un riconoscimento peraltro dovuto: la legge 300 non ha solo codificato diritti costati decenni di lotte, ma ha fatto improvvisamente acquistare a tutto il Paese la cultura del diritto del lavoro. E questo grazie anche alla limpidezza di quel testo, 36 articoli comprensibili da tutti senza bisogno di specialisti.

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