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→  marzo 17, 2013


di Gianfranco Sabattini

Accettare i vincoli posti dai Paesi europei presunti virtuosi, non è servito a risolvere i problemi della società italiana.

Secondo Franco Debenedetti, noto esponente di una famiglia di imprenditori, ex vicepresidente e amministratore delegato dell’Olivetti, senatore per tre legislature eletto nelle liste del PDS e DS, attualmente membro autorevole di alcuni consigli di ammnistrazione, di fondazioni e istituti (Cir, Cofide, Piaggio, Fondazione Rodolfo Debenedetti, Istituto Bruno Leoni), in occasione delle elezioni politiche italiane 2013, dopo aver dichiarato una preferenza per il partito “Fare per Fermare il Declino”, ha dato alle stampe un pamphlet il cui titolo “Il peccato del professor Monti. L’Europa, i tecnici e le identità politiche degli italiani”, esprime esaustivamente il contenuto.

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→  febbraio 18, 2013


Monti, tanto determinato nel voler cambiare la testa degli europei, se si tratta di cambiare quelle degli insegnanti, dei professori, dei medici, degli impiegati pubblici, degli artigiani, delle scatole cinesi, di sindacati e magistrati, esita: e tassa”, sostiene Franco Debenedetti, fratello maggiore diCarlo De Benedetti e ex senatore della sinistra.

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→  febbraio 18, 2013


di Stefano Folli

Giunto quasi alla fine del suo brillante «pamphlet», scritto con la penna del polemista di vaglia, Franco Debenedetti butta lì una frase chiave, di quelle che inquadrano bene un problema storico e politico in dieci parole. Scrive Debenedetti che l’Italia di oggi avrebbe bisogno di un De Gaulle, mentre il modello di Mario Monti è Jean Monnet.

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→  febbraio 14, 2013


di Paolo Cirino Pomicino

L’appassionato dibattito acceso sul bel libro di Franco Debenedetti (“Il peccato del professor Monti”) e di cui Il Foglio ha dato eco con un confronto a più voci non può che essere musica per le orecchie di un professionista della politica. E tanto per mettere subito i piedi nel piatto, con il termine “professionista della politica” indico una precisa “competenza” che non si esaurisce in una conoscenza tecnica e il cui cuore pulsante è la capacità di mettere in un progetto comune interessi diversi presenti nelle società moderne cogliendone le complementarietà e raccogliendo intorno a esso il più largo consenso popolare.

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→  febbraio 12, 2013


di Marco Valerio Lo Prete

Quello scontro tra “competenza” e “volontà popolare”. Il dibattito del Foglio visto da un fondatore del Pd, Salvati.

“La democrazia è un metodo di selezione delle élite”. Se non si accetta questo assunto, storicamente e scientificamente fondato, non si capisce fino in fondo la rivoluzione del sistema politico di cui Mario Monti è portatore. Non solo: senza riconoscere che quello è l’assunto di partenza, non si spiega la vistosa ritrosia di ampi spezzoni della classe dirigente italiana all’idea di sostenere l’ex presidente della Bocconi che ha fatto arretrare il paese dall’orlo del precipizio finanziario. E’ quanto sostiene Michele Salvati, docente di Economia politica all’Università di Milano, direttore della storica rivista il Mulino ed editorialista del Corriere della Sera.

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→  ottobre 3, 2012


Recensione di Paolo Valentino

La denuncia di Minogue: l’etica del welfare uccide la libertà

Aveva probabilmente ragione Winston Churchill, quando argomentava che la democrazia è la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte le altre sperimentate finora. Ma il grande premier britannico non avrebbe mai immaginato che il suo livello qualitativo sarebbe sceso così in basso, al punto da metterne in discussione le fondamenta. E forse Churchill avrebbe condiviso molte delle critiche incendiarie e delle preoccupazioni, che Kenneth Minogue, professore emerito di Scienze politiche alla London School of Economics, formula in La mente servile. Come la democrazia erode la vita morale, uscito due anni fa in Gran Bretagna e Stati Uniti, ora finalmente pubblicato in Italia da Ibl Libri, con una prefazione di Franco Debenedetti.

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