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Archivio per il Tag »Ilva«

→  dicembre 6, 2017


Tav, Ilva, Italia. Adesioni alla marcia fogliante contro la politica degli irresponsabili.

Al Direttore.
Certo che aderisco! Ma la protesta per l’ultimo capitolo, il ricorso al Tar volto a bocciare il piano di risanamento ora previsto dal nuovo segretario di Ilva, non deve far dimenticare quelli precedenti. E cioè le omissioni prima e le accuse poi che hanno di fatto bloccato gli ulteriori piani di risanamento previsti dalla proprietà e gestione Riva, nonché l’esproprio senza indennizzo che ne è conseguito. La matrice è la stessa.

→  ottobre 26, 2017


Avvicinandosi la fine legislatura, l’agenda del Governo diventa vieppiù affollata: termini di legge da rispettareil DEF, la nomina del Governatore della Banca d’Italia-; grandi temi istituzionali da affrontarelegge elettorale, ius soli; ed anche numerosi e corposi dossier sui rapporti con le imprese. A questo riguardo, le posizioni prese dal Governo, tra i provvedimenti varati nel Consiglio dei Ministri del 13 Ottobre 2017 e gli ultimi (?) capitoli della vicenda reti Tim, vengono a definire una vera e propria nuova linea di politica industriale. Una politica che restituisce l’immagine di un Paese interventista, diffidente degli investitori esteri, convinto che sia necessario possedere per controllare, incapace di risolvere i guai delle politiche industriali del passato e incurante di quelli che produrrà quella nuova. Come si può constatare analizzandoli partitim.

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→  marzo 1, 2017


Uno Stato che arretra agevola rendimenti e competizione. Il caso Telecom e il futuro della banda larga.

Ilva, Mps, banda larga: sono le tre “emergenze” che consentirono a Renzi di indossare i panni di “Mr.Wolf, risolvo problemi”, e di dimostrare che con lui le cose erano diverse, perché quella è l’Italia che cambia. Sappiamo come è andata a finire. Per Ilva, un paio di cordate di imprese sono in corsa per assicurarsi l’impianto di Taranto; ma non sembra abbiano trovato la soluzione né per produrre i volumi necessari per lavorare con profitto stando nei limiti dell’inquinamento, nè per recuperare parte dei mezzi finanziari per adeguare degli impianti. Per Mps, i 20 miliardi del governo e l’accordo di Bruxelles dovrebbero aver consentito di imboccare la strada giusta (sperando che non sia un dead end e alla fine ci sia l’uscita). Per la banda larga è tutto diverso: intanto non è un’emergenza che ti cade addosso, è più un obiettivo che un problema. Non ha una causa evidente, come l’inquinamento per Ilva, i crediti deteriorati per Mps. C’è una causa remota: da noi mancano del tutto le reti per la televisione via cavo che esistono negli altri paesi e vengono conteggiati come connessioni in fibra: fu la Stet stessa, all’epoca di Telebiella, a farsi fare una legge per bloccarle. Ma in tempi di internet, qual è la causa del ritardo italiano nella bandalarga, la mancanza di domanda o di offerta, troppi pochi computer o troppo poca connettività? Per Renzi la risposta è netta e univoca: il problema è la mancanza di connettività, la connettività è quella con la fibra, la fibra deve arrivare fin dentro la casa, per metterla ci vuole un concorrente di Telecom Italia, la rete che realizzerà deve essere alla fine proprietà dello Stato. Un po’ statalista lo erano anche le risposte alle altre “emergenze”, Cdp ha un piccolo ruolo in Ilva, avrebbe dovuto averlo anche in Mps finché le dimensioni erano “umane”. Ma sulla bandalarga l’approccio diventa conclamato, ne segue il canone più classico, “scegliere il vincitore”. Il governo decide sulla tecnologia (fibra più Ftth), sull’azienda (prima Cdp con Metroweb, poi anche Enel), sull’assetto del settore (due reti in concorrenza, la pubblica di Infratel e la privata di Telecom Italia).

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→  giugno 12, 2016


La rinviata scadenza del bando per la vendita dell’ILVA – ufficialmente per valutare eventuali modifiche al piano ambientale – è anche un’occasione per aggiornare le considerazioni sul futuro del centro siderurgico dopo le tempeste che l’hanno colpito. Sì, al plurale perché sono due: quella di Taranto, per l’ambiente; quella mondiale, per la sovrapproduzione del mercato dell’acciaio.

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→  maggio 10, 2016


Ilva, banda larga, Atlante: in tutti i dossier importanti la Cassa depositi e prestiti (Cdp) è presente con partecipazioni di minoranza. E dove non lo è, si invoca che lo sia: perché la sua stessa presenza certifica che il dossier è importante. Anzi strategico. Una partecipazione, quella di Cdp, non tanto piccola da essere irrilevante, e non tanto grande da essere determinante: sufficiente ad avere influenza. Una partecipazione tale da poter testimoniare una presa di posizione che si ritiene appropriata, senza avere la responsabilità degli imbarazzi che potrebbe produrre se fosse approvata: poni caso, se si trattasse di promuovere un’azione di responsabilità contro i passati amministratori dell’azienda che si sta salvando. A questi delicati equilibri la Cassa è abituata, da quando nel 2003 l’allora ministro Giulio Tremonti convinse le fondazioni bancarie a investire quanto bastava perché Eurostat deconsolidasse il debito postale da quello delle Repubblica.

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→  gennaio 8, 2016


Al direttore.

Aver pubblicato un bando per la vendita dell’Ilva, scrive il Foglio del 7 Gennaio, “costituisce l’implicita e definitiva ammissione dello stato italiano di essere incapace di fare l’imprenditore”. Esplicita mi piacerebbe di più, i soldi che ci è costato sono tanti, ma, fosse davvero definitiva, sarebbe da esporre il tricolore.