Non cedete ai piloti

settembre 16, 2008


Pubblicato In: Giornali, Il Riformista

il_riformista
Caro Direttore,

In Italia esistono risorse imprenditoriali private capaci di gestire profittevolmente il servizio di trasporto aereo di un Paese delle nostre dimensioni economiche, geografiche e demografiche: in questo consiste la scommessa su cui Berlusconi ha impegnato tutto il suo prestigio.

A Prodi, che pensava di cedere l’intera compagnia, e scaricava sull’acquirente il compito di far pulizia, Berlusconi si contrappone come l’imprenditore carismatico capace di mobilitare energie, il politico autorevole capace di eliminare gravami e disfunzioni che hanno affossato Alitalia.

Due sono dunque gli attori del copione berlusconiano: la CAI e la bad company. Del primo si è molto parlato nei mesi passati, se ne conoscono vertice, componenti, piano industriale. È invece l’identità del secondo attore ad essere meno chiara. Nella bad company ci sono anche gli aerei obsoleti ed energeticamente inefficienti, le sedi in città straniere in cui Alitalia non vola più, gli esuberi: ma questi ne sono gli epifenomeni. Il nocciolo della bad company è la minaccia che incombe su tutte le società di proprietà pubblica: il rapporto con la politica. Un rapporto che può incubare per anni, ma che, quando degenera, porta, in un tempo più o meno lungo, al fallimento. Degenera quando gli interessi della politica si saldano con quelli dei dipendenti, o di una parte di essi, a danno dell’azienda e dei suoi utenti. La politica prima usa l’azienda, penetra nelle sue cellule, e quando, giunta sull’orlo del precipizio, vorrebbe tornare indietro, le cellule si ribellano e la ricattano. Forti del tacito avallo, quando non della attiva connivenza, della politica, le cellule si aggregano, formano proprie organizzazioni sindacali interne, autonome o solo nominalmente connesse alle grandi centrali sindacali, ma sempre con proprie agende rivendicative. Nel caso di Alitalia sono le organizzazioni dei piloti, ma il copione è sempre lo stesso, che si tratti di RAI, o di Poste, o di Ferrovie. Questa è l’essenza delle bad company.

Ciò che è peculiare di questa vicenda, è che Berlusconi ha scommesso sulla cordata privata. Isolarla dal contagio della bad company é essenziale, se vuole evitare un clamoroso fallimento. Che la CAI vada a break even un anno più tardi del previsto, o che il perimetro della compagnia sia allargato a comprendere mille dipendenti in più, interessa chi ci mette i soldi, ma in sé potrebbe non essere rilevante: ciò che è fondamentale è che il virus rimanga tutto nelle ceneri della bad company e che non rispunti nella Fenice. Questo è il nodo su cui si discute. E allora tanto vale dirlo chiaro: la sconfitta dei sindacati dei piloti, è essenziale per scongiurare il pericolo di contagio. C’è da credere che l’abbiano capito i soci di CAI, c’è da sperare che il presidente di Confindustria non abbia mancato di ricordarglielo. L’hanno capito le grandi centrali sindacali (compresa la CGIL, si direbbe) che, a differenza del passato, hanno isolato le organizzazioni dei piloti. L’ha capito Berlusconi?

È lecito nutrire dei dubbi. Che il Cavaliere non abbia la tempra della Lady di Ferro con i minatori del Galles, né quella di Ronald Reagan con i controllori di volo, lo si era capito dall’episodio dei minatori del Sulcis nel 1994. I piloti non sono magistrati, né comici televisivi, e difficilmente possono rientrare nella categoria dei comunisti, per quanto la si allarghi. Ma perché scegliere la drammatizzazione massima, ripetere che il fallimento di Alitalia sarebbe un disastro per il Paese? Son fallite Swiss e Sabena, in USA ormai non fa più notizia. Perché non cogliere la pertica offerta dai grandi sindacati e isolare i piloti? Perché non lasciarsi la porta aperta per dimostrare – l’uomo ne è capace con tutta la sua sincerità – che del suo piano ha funzionato tutto e che si è incagliato solo sulla resistenza di una corporazione? Perché prendersela con Veltroni, che certo non difende i piloti quando lo accusa di rovinare il Paese?
Pur mantenendo le critiche sui profili di concorrenza e di conflitti di interesse, il piano messo a punto da Corrado Passera ha conquistato anche molti scettici. Chi può farlo naufragare è Berlusconi stesso. Se non darà sicurezza che non ci sarà contaminazione tra la Fenice e le ceneri da cui deve nascere, è quello che potrebbe succedere.

Invia questo articolo:
  • email



Stampa questo articolo: