Liberalizzazioni ora fare sul serio

novembre 30, 2007


Pubblicato In: Varie

ROMA – Mercoledì è stato costretto ad una lunga passeggiata notturna, dopo una serata all’auditorium. Ieri mattina, poi, si è dovuto alzare all’alba per raggiungere Fiumicino con autobus e navetta da Termini. Di taxi, ovviamente, nemmeno l’ombra. «Evidentemente esiste un “dio” sindacale, sono stato punito per l’ultimo mio articolo, in cui parlavo proprio della liberalizzazione dei taxi», la prende con filosofia, Franco Debenedetti, economista, ingegnere, ex senatore, esponente di spicco del pensiero “liberal”.

Ma la levataccia mattutina non è certo sufficiente a fargli cambiare idea. Anzi, nell’intervista, lancia l’idea di una nuova “lenzuolata” di liberalizzazioni. Evitando, però, gli errori commessi fino ad oggi. «Si sono confuse le liberalizzazioni con un adeguamento delle pianificazioni. Invece, non bisogna agire sulle norme esistenti, ma eliminare all’origine i vincoli alle libertà di intraprendere e di scegliere». È stato il limite delle lenzuolate? «Il “peccato capitale” di Bersani è stato, ad esempio, pensare che il problema dei taxi potesse essere risolto dando ai Comuni più libertà nel concedere licenze, giustamente pensando che, se mancano i taxi, bisogna metterne di più sulle strade. E invece, anche se si supera la rivolta dei tassisti, il sistema resterà quello di prima». Che cosa bisognava fare? «Passare dall’intervento magari migliorativo sulla regolazione all’eliminazione della regolazione. I tassisti come i panettieri: nascano cooperative di tassisti in concorrenza tra di loro su qualità e prezzo. Liberando quindi la concorrenza tra tassisti-imprenditori. Perché non possiamo scegliere tra una Bmw con autista in giacca e cravatta e un’auto di terza mano guidata da un immigrato al suo primo impiego con sandalo infradito». Il tutto a vantaggio del cittadino? «Certo: perché ovviamente si avrebbe offerta di servizi a tariffe diverse, alcune anche molto più basse. E questa è la vera differenza di risultato con la pseudo-liberalizzazione. Così si forma un’opinione pubblica favorevole. Attualmente non possiamo neanche scegliere il taxi che è in fila fuori della stazione. E, per il tassista, è al limite della legalità distribuire al cliente il suo biglietto da visita per farsi una propria clientela. Il caso dei taxi, in questo senso, è emblematico della situazione italiana, con l’interventismo dello Stato, l’iperregolamentazione, la diffidenza verso gli automatismi di mercato». Allora siamo condannati ad un Paese dove vince la lobby più forte? «Solo se ci rassegnamo. Invece bisogna far partire una seconda fase di liberalizzazioni. Che riguardi non più attività imprenditoriali, ma servizi interi resi dalla pubblica amministrazione. Le privatizzazioni avevano per oggetto le aziende, e i ricavi hanno ridotto il debito. Il nuovo ciclo deve ridurre il deficit, contenendo le spese in modo sistematico. E cioè non imponendo vincoli e chiedendo sacrifici ai ministeri, come con il “metodo Gordon Brown” o il blocco del turn over. Tutte cose che la pubblica amministrazione ha dimostrato di sapere aggirare con facilità, obbligando poi a regolarizzare i precari e così via». Che cosa consiglia? «Le faccio due esempi. Invece di ripetere in tutti i convegni che il rapporto guardie-carceri è il doppio che negli altri Paesi, vogliamo provare a privatizzare le carceri? Magari riescono a sanare questa anomalia. All’estremo opposto, pensiamo alle Università. Basterebbero pochi passaggi per eliminare addirittura il ministero. I soldi che attualmente lo Stato dà alle Università sono dati agli studenti che superano un esame di ammissione sotto forma di “voucher” che essi versano agli istituti. E le Università possono scegliere i professori e pagarli come credono. Per alcune Università basterà il voucher, altre chiederanno rette più alte. In tal caso avranno l’obbligo di istituire un’alta percentuale di borse di studio. Così migliora l’efficienza del sistema e si dà ai cittadini potere di scelta. Negli Usa sono anche gli studenti che danno i voti ai professori. Quando pago direttamente sono un soggetto attivo che esercita il suo potere di scelta. Se pago attraverso le tasse sono un soggetto passivo che obbedisce a una norma».

Antonio Troise

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