La forza scorre pre-potente in Assange Jedi

dicembre 12, 2010


Pubblicato In: Giornali, Il Riformista


WIKILEAKS. I suoi fan credono che esista una verità. Oggettiva, conoscibile. Ma l’unica certezza è che il sistema americano di tutela dei documenti è vulnerabile. Da dilettnati liberisti sognano un governo più piccolo? La burocrazia sarà più pesante. Un nuovo modo di governare? Solo di criptare: fioccano sui giornali finanziari grandi pubblicità sui sistemi di sicurezza. Guerra stellare.

«In quell’impero, l’arte della cartografia giunse ad una tal perfezione che la mappa di una sola provincia occupava tutta una città, e la mappa dell’impero tutta una provincia. Col tempo, queste mappe smisurate non bastarono più. I collegi dei cartografi fecero una mappa dell’impero che aveva l’immensità dell’impero e coincideva perfettamente con esso».

IL PERSONAGGIO

I cartografi di Borges che credono di rappresentare perfettamente il territorio con una mappa, e gli adepti di Julian Assange che credono di ottenere trasparenza totale sulle attività di governo, hanno in comune una convinzione: che esista una “verità” corrispondente a qualche cosa di oggettivo esistente là fuori, e che si possa arrivare a conoscerla, sol che si possiedano dettagli sempre maggiori. Invece dentro ogni informazione, come nei frattali, se ne trovano altre, senza fine: quella “verità” è inconoscibile. E se non lo fosse, sarebbe inutile: una mappa 1 a 1 del territorio non serve per orizzontarsi. La “verità” come corrispondenza è elusiva, la sola verità senza virgolette è quella che risulta dalla interpretazione e dalla discussione.

Avere qualche punto fermo è necessario ancor di più oggi che la vicenda dei cavalieri Jedi si è maledettamene confusa tra proclami di liberismo e accuse di terrorismo, tra siti oscurati e preservativi rotti. Lasciamo da parte il “frullato mercatista di Assange” ( Il Foglio), il proposito di “usare le tecnologie Internet per portare alla luce la verità” (Repubblica) e di modificare per sempre il rapporto tra governi e cittadini. Stiamo ai fatti: qual è la più clamorosa rivelazione di Wikileaks? Che il sistema con cui gli USA tutelano i documenti è perforabile. Come chi ha subito un furto in casa pensa a mettere un altro antifurto, tanto il ladro non lo prendono, così i Governi cercheranno di proteggersi: tanto gli Assange non li fermano più. Da dilettante liberista Assange pensava di avere un governo più piccolo? Avremo una burocrazia più pesante. Un nuovo modo di governare? Un nuovo modo di criptare: già si vedono sui giornali finanziari le pubblicità a tutta pagina di sistemi di sicurezza.

Singolare che proprio i cybernauti non si preoccupino del contenuto di informazione dei loro messaggi. Assange pensa di continuare su scala immensamente più grande la storia dei Pentagon Papers, delle registrazioni dei colloqui di Nixon, delle rilevazioni sul dramma del Talidomide, mentre proprio il confronto rivela la differenza. In quei casi c’erano precisi problemi da risolvere – gli americani in Vietnam, la doppiezza di Nixon, malformazioni tremende. Qui c’è una generica pretesa di cambiare il mondo. Allora documenti con elevatissimo contenuto di informazione hanno inchiodato i colpevoli, e cambiato la politica. Anche il Freedom of Information Act da 40 anni fornisce prove a supporto di precisi obbiettivi investigativi. Invece le migliaia e migliaia di rapporti degli ambasciatori possono a me ricordare il vecchio trucco di chi avrebbe voluto sommergermi di dati e di documenti, per cercare di impedirmi di capire come stavano le cose. I Wikileaks adottano su scala planetaria il metodo delle intercettazioni “a strascico” di certi PM nostrani, con la differenza che i PM fanno la selezione di ciò che gli interessa, e ne dosano la pubblicazione; loro si accontentano di fornire il materiale grezzo, ci penseranno altri ad analizzarlo e utilizzarlo ai propri fini. Perché a Wikileaks non interessano i fatti, ma il fatto di pubblicarli, non denudare un potente, ma che tutti i potenti sappiano che possono essere denudati.

Troppo semplice dire che il segreto è cattivo e svelarlo è buono. Il processo di discussione e di elaborazione attraverso cui si arriva a enunciazioni compiute fa parte della nostra privacy, qualche forma di segreto è strumento irrinunciabile di politica internazionale, difesa militare, attività imprenditoriale. Vorrei che i governi fossero costretti a rivelare la verità su Ustica, ma che garantissero il segreto bancario. Mi ribello contro chi si rifiuta di mettere in rete libri fuori catalogo, ma non chiamerei conquista di libertà la maggiore efficienza ottenuta con lo spostamento di ricavi dalle case discografiche ad Apple Store.

Ambiguità epistemologica, inefficienza informatica, velleitarietà politica, producono contraddizioni. Se l’obbiettivo di Wikileaks era di danneggiare i governi, smorzato l’interesse per i pettegolezzi, ricuciti alcuni rapporti compromessi, si possono trarre conclusioni del tutto opposte: per Harold Evans, che da direttore del Sunday Times rese pubblici alcuni dossier scottanti, le rivelazioni dimostrano che “gli USA cercano seriamente e professionalmente di risolvere i problemi più pericolosi in un mondo tremendamente complicato”.

Le contraddizioni di Wikileaks contagiano (inevitabile la battuta) anche alcuni dei suoi ammiratori. Una forza di opposizione, che vuole qualificarsi per filoamericana, perdipiù di rito obamiano, se usa le rivelazioni per creare difficoltà al suo governo, finisce intruppata con gli antiamericani. Un liberale condivide la diffidenza verso i governi, ma difende la privacy contro chi invoca l’”intercettateci tutti”. In campo economico, perché diffondere informazioni dovrebbe essere virtuoso se fatto da Wikileaks e penalmente perseguibile se fatto da un insider trading? Solo perché quelli lo fanno (quasi) gratis e l’insider ci guadagna?

“Ma le generazioni seguenti – continua Borges – meno portate allo studio della cartografia, pensarono che questa mappa enorme era inutile e non senza empietà la abbandonarono alle inclemenze del Sole e degli inverni. Nei deserti dell’ovest sopravvivono lacerate rovine della mappa, abitate da animali e mendichi; in tutto il paese non c’è altra reliquia delle discipline geografiche.” Per Wikileaks un futuro da Weakileader?

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