Il fantasma di Vendola turba i ds e i prodiani

giugno 19, 2005


Pubblicato In: Varie


La Quercia teme una performance di Bertinotti. Mastella: questo voto serve solo a Fausto

«Le primarie ci dovranno essere e dovranno essere aperte a tutti i nostri elettori». Lo ribadisce con forza il Professore nella lettera che ieri ha inviato all’esecutivo dell’Italia dei valori. Lui vuole «primarie vere», vuole il crisma dell’investitura popolare. O così, o niente. Candidato premier del centrosinistra sì, ma alle sue condizioni, che Romano Prodi mette nero su bianco: «La soluzione non può essere che quella delle primarie», parola che ritorna più di frequente nella missiva indirizzata ieri al partito di Antonio di Pietro.

Per Prodi, che domani a Bari incontrerà tutti i segretari di partito dell’Unione alla Fabbrica per il programma, le primarie sono «un atto di generosità, perché le ragioni della governabilità vengono prima di quelle dell’appartenenza». Non si discute: «Su questo dobbiamo essere tutti d’accordo», insiste Prodi, che invoca «un’unità reale, non di facciata». Ma dietro l’accordo ufficiale dell’Unione che – tranne Verdi, Pdci e Udeur – fa quadrato intorno alla proposta del Professore, cresce la paura che per lui le primarie allargate si trasformino in un boomerang, regalando un successone a Fausto Bertinotti. Il quale, per capirsi, anche se ottenesse “solo” il 30-35% dei consensi, potrebbe a buon diritto ritenersi il “vincitore morale” delle primarie e pretendere da Prodi più ministeri di quelli che gli ha già accordato. I timori serpeggiano soprattutto tra i Ds, che subodorano un “effetto Vendola”. E tra i prodiani, che ritrovatisi per la mani un marchingegno incontrollabile, cercano di correre ai ripari individuando regole a prova di bomba che ottengano anche il vaglio di Massimo D’Alema, il quale dopo il caso Puglia non vuole fare il bis. Al Botteghino confidano, infatti, che «alle primarie aperte non crede nessuno».

A spiegarne i rischi è proprio un diessino: Franco Debenedetti. «Quando si parla di primarie allargate mi viene in mente quello che diceva John Maynard Keynes sui concorsi di bellezza. Per determinare la vincitrice, non bisogna guardare quella che piace a te, ma quella che tu immagini riscontrerà il gradimento della giuria. Analogamente», avverte, «le primarie devono individuare il candidato che sarà votato dalla totalità dell’elettorato di centrosinistra, non il preferito da coloro che parteciperanno alla consultazione preelettorale, i quali non sono un campione statisticamente rappresentativo di quelli che potrebbero votare per noi». La morale di Debenedetti è che «le primarie aperte potrebbero dar luogo a un risultato distorto. Questo pericolo sarebbe minore se vi partecipassero solo gli iscritti e gli eletti dei partiti». «Le elezioni sono sempre un rischio», osserva Franco Bassanini, ex ministro diessino della Funzione pubblica, «se Prodi pensa di potere sconfiggere Bertinotti con le primarie allargate, ben vengano. Certo, quando si gareggia si può anche perdere. Competition is competition». E anche chi, come il ds Francesco Bonito, è convinto, invece, che «ci sarà un’investitura piena di Prodi», invoca «una precisa regolamentazione del diritto di voto, in modo da individuare i veri simpatizzanti dell’Ulivo».

Le primarie non sono tanto rischiose per Prodi, ma per i Ds, a sentire il direttore del Riformista Antonio Polito: «Più forte sarà il risultato di Bertinotti, più voti avrà conquistato alla Quercia. Lui andrà oltre la sua forza elettorale, come capita al più debole in ogni gara a due. E tutti i voti in più, lui li prenderà dalla Quercia, come è successo in Puglia. D’altro canto», puntualizza, «se riescono ad ancorare le primarie a un programma, la sconfitta di Bertinotti potrebbe essere utilizzata dai Ds per rivendicare la loro linea di governo su quella del Prc. Ma questo», avverte Polito, «è un angolo in cui Bertinotti non si farà mettere».

Che al leader dell’Udeur Clemente Mastella non piacciano le primarie, non è un mistero. «Sono una finzione, gli elettori sono chiamati a scegliere un candidato che è già deciso». Ma la vera ragione per cui Mastella respinge le primarie è che «servono solo ad appagare Bertinotti: lui trarrà un grande vantaggio dal duello a due, che potrebbe rivelarsi invece una fregatura per Prodi. Per ottenere una vera investitura dal popolo dovrebbero votarlo un milione di elettori, ma non sarà così». Ne è certo Mastella. Ma perché non si candida lui? «Perché se vince Bertinotti, che faccio? Bisognerà vedere i punti programmatici e con il capo di Rifondazione si va allo scontro sicuro. Qualunque leader verrà fuori dalle primarie», conclude, «dovrà farci una proposta, e speriamo che collimi». E se non collima? «Ognuno per la sua strada». Fuori dal centrosinistra? «Speriamo che collimi, fermiamoci qui».

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