I nuovi fenomeni del calcio? Gli statistici.

luglio 19, 2011


Pubblicato In: Giornali, Vanity Fair


dalla rubrica Peccati Capitali

Fece un errore nel 1999 la Juventus a vendere Thierry Henry all’Arsenal; e pure il Manchester United nel 2001 a vendere Jacob Stam, che credeva in declino mentre nella Lazio giocò con successo diversi anni ancora. Oggi quegli errori non si farebbero più: oggi le strategie di gioco, e la compravendita dei giocatori si basano sull’analisi statistica.

E’ arrivato nel calcio quello che era già successo nel baseball: quando gli Oklahoma Athletics, investendo in tecnologie statistiche, riuscirono a diventare competitivi con gli Yankees, forti di un budget 3 volte il loro (è la trama di Moneyball, il libro di Michael Lewis da cui è tratto l’omonimo film con Brad Pitt). Analizzando un numero enorme di eventi (la banca dati del Chelsea, secondo il Financial Times, ne contiene 32 milioni, tratti da 13.000 partite) si trovano i giocatori con le caratteristiche desiderate (l’Arsenal voleva uno che corresse 14 chilometri per partita: scorrendo i dati, per pochi soldi comperò Flamini, poi passato al Milan), tattiche vincenti (piazzare un uomo dove si è visto che il più delle volte va a cadere il lancio del difensore avversario), le caratteristiche che fanno un grande giocatore (Maldini faceva si e no un tackle ogni due partite, perché sapeva posizionarsi così bene da non averne bisogno; l’abilità misconosciuta di Thierry era l’esplosività nel raggiungere i 7 metri al secondo; i passaggi di Carlos David Silva hanno un 30% di probabilità in più di essere trasformati in goal).

Il calcio avrà solo da guadagnarci: la palla resterà rotonda, ci sarà anzi una variabile in più, la capacità logica di interpretare i dati. Mister sciamanici ci saranno sempre, decisioni irrazionali pure. Se penso che han deciso di lasciare all’Inter lo scudetto del 2006…

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