Gli effetti depressivi di una patrimoniale

dicembre 3, 2013


Pubblicato In: Corriere Della Sera, Giornali


La patrimoniale, come il mostro di Loch Ness, periodicamente riappare. Ma mentre gli avvistamenti del misterioso abitante del lago scozzese si sono diradati, quelli dell’imposta si sono fatti più frequenti. Evocate a volte a fini redistributivi, a volte per ridurre debito pubblico, tutte le patrimoniali straordinarie – quelle, per intenderci, un colpo secco e via – sembrano ignorare un fatto: che a pagare le imposte sono le persone, non i loro beni.

Si stima che la ricchezza delle famiglie italiane sia pari a circa cinque volte il reddito, un’imposta del 12% porterebbe nelle casse dello Stato circa mille miliardi, quanto basta per ridurre il debito al 60% del PIL, come richiede il trattato di Maastricht.

Da dove i contribuenti preleverebbero i soldi con cui pagare tutti o una parte di quei miliardi? Ovviamente dal proprio conto in banca, lo stesso a cui affluiscono i redditi dell’anno. L’imposta patrimoniale, quanto a prelievo, non è dunque diversa dall’imposta sul reddito: solo che, per farvi fronte, il reddito dell’anno non basta, bisogna fare affluire anche reddito capitalizzato, cioè patrimonio. Come diceva Luigi Einaudi, tassare il patrimonio è tassare il reddito due volte. La ricchezza degli italiani, tolta quella poca tenuta “sotto il materasso”, è investita in immobili (5000 miliardi), nei quasi 4 milioni di imprese, industriali di servizio, in debito pubblico e altre attività finanziarie. Per pagare bisogna vendere. Per ridurre in modo significativo il nostro debito, bisogna vendere in quantità significative beni vendibili, case, azioni di aziende quotate, attività finanziarie. E questo ne fa scendere i prezzi significativamente.

Se il boom dei prezzi delle case ha prodotto un wealth effect, il crollo dei loro prezzi produrrà un misery effect: scenderanno anche i consumi. Quanto alle attività finanziarie, che in buona parte finiscono per essere costituite da titoli del debito pubblico, aumenterà lo spread: non potremo darne la colpa alla Merkel. Per le aziende quotate, diminuirà la capitalizzazione in Borsa, e quindi aumenterà il costo del capitale. E per quel 95% di microaziende che costituiscono il tessuto imprenditoriale del paese, di cui quando ci fa comodo vantiamo la resilienza e l’inventiva? Appunto.

Se tutte le imposte hanno affetto depressivo sull’economia, le imposte di entità straordinaria hanno un effetto straordinariamente depressivo. E non è finita qui: quando i beni sono collateral di prestiti, se si riduce il loro valore, le banche chiedono di rientrare, diventa necessario vendere ancora di più, aumentano le sofferenze. Una valanga. Inoltre quelle centinaia di miliardi, alla fine, direttamente o indirettamente, dovrebbero uscire dal circuito ed essere versate al Tesoro per ridurre di un pari importo il ricorso al mercato. Chi fornisce questa liquidità? E’ improbabile che le banche siano in grado di fornirla, solo una parte una parte sarebbe finanziata dal rimborso dei titoli di stato di loro proprietà che verrebbero rimborsati. Quello che è sicuro è che, tra tutto, si produrrebbe un’ulteriore restrizione del credito, proprio il fenomeno a cui si attribuisce la colpa della mancata crescita.

La patrimoniale è sprovvista di ogni ragione economica: sostenere che venga proposta solo per eccitare e quindi sfruttare l’invidia sociale, sarebbe tuttavia semplicistico. Il Corriere ha pubblicato un diagramma della Ragioneria Generale dello Stato che rappresenta, anno per anno, le tappe dell’avanzata della spesa pubblica: una disfatta. Chiedere ai cittadini di “svendere” parte del proprio patrimonio per metterne il ricavato nelle mani di quello stato di cui i suoi stessi massimi funzionari dimostrano l’incapacità a contenere la spesa, appare un’oscenità. E dire che ad agire sulla spesa si incontrano “difficoltà politiche”, implica che, per i proponenti la patrimoniale, tagliare sarebbe un’oscenità maggiore. Se la strada di chi è incaricato della spending review è ingombrata da “difficoltà politiche”, gli si dia responsabilità politica: da ministro potrebbe, all’occorrenza, “metterci la faccia”. Il mostro di Loch Ness non si farebbe più vedere: nessuno è mai riuscito a guardarlo negli occhi.

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