Signor smog, favorisca i documenti

gennaio 16, 2001


Pubblicato In: Giornali, La Stampa


Domenica ho anticipato il pranzo. Lette diligentemente le norme del divieto di circolazione, prima delle 14 ho portato la mia macchina dietro la Gran Madre: intendevo scavalcare la collina e raggiungere Milano, dove avevo un impegno in serata, con la Torino-Piacenza. Alle 17 sulle strade lungo il Po ed in Corso Casale il traffico è, più o meno, quello di un normale pomeriggio domenicale. «Le solite grida» penso; cambio idea e imbocco la solita strada: finché una pattuglia mi ferma e, sacrosantamente, mi multa. Nei 10 minuti in cui la coppia di vigili intirizziti riempie il modulo, mentre altre macchine a diecine mi sfilano accanto indisturbate, mi chiedo: qualcuno ci ha spiegato a che serve questo divieto?

Per ridurre l’inquinamento? C’è da dubitarne, è piovuto insistentemente nei giorni passati. E poi, che cosa possono fare 5 ore di una domenica, giorno in cui già si circola di meno? Bastasse così poco, staremmo tanto a parlare di smog?
Per riappropriarsi del centro cittadino, e dimostrare a tutti vantaggi e piaceri di più ampie zone pedonali? L’idea ha una sua logica e i suoi convinti fautori, ci sono esempi assai validi in Italia e all’estero. Ma per questo si deve obbligare ad andare a piedi anche in quartieri di periferia, come Mirafiori o le Vallette?
Per i commercianti, che hanno incominciato la campagna di saldi? Qui mi taccio, hanno già parlato loro, e non sembrano entusiasti.
Perché i cittadini usino di più i mezzi pubblici? Prima di vietare, si può provare a convincere: rendendo l’uso dei mezzi pubblici più comodo, rapido, piacevole. Vogliono i nostri amministratori fare un esame di coscienza? O magari solo andare a vedere i nuovi, bellissimi, tram di Milano, veri salotti sui binari?
Oppure vogliono «educare» il cittadino? E qui finiscono le cose che non si capiscono e incominciano quelle da cui si dissente: vigorosamente. Il cittadino che vota, paga le tasse e rispetta le leggi non ha nessuna intenzione di essere «educato». Con lo Stato Etico ci siamo bruciati abbastanza nel secolo passato, e siamo diventati intolleranti anche quando a impersonarlo è il Comune.
E poi, davvero «educare»? Per le migliaia di cittadini che domenica circolavano liberamente sui corsi, la «lezione» è stata che le norme si possono anche non rispettare.
Certo, ci sono stati 600 automobilisti multati: cosa avranno pensato? A me — lo confesso — mentre stavo lì ad aspettare, un pensiero ha attraversato la mente: se avessi allungato la vista, se avessi svoltato all’incrocio prima, l’avrei scampata. A ben vedere, questa potrebbe essere la «lezione» più valida: al volante, vista lunga e riflessi pronti.

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