Il videofonino ai tempi di Giulio Cesare

novembre 11, 2009


Pubblicato In: Giornali, Vanity Fair

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da Peccati Capitali

L’opera d’arte nell’epoca della riproducibilità tecnica è il saggio che Walter Benjamin scrisse di fronte all’invasione di cinema e fotografia. “La persona nell’epoca delle registrabilità totale” è la riflessione che dovremmo fare dopo questa sbornia collettiva di sesso e potere. Per il filosofo è l’”aura”, il valore di unicità, autenticità e autorità dell’opera, ciò che la distingue dalla riproduzione, anche se questa fosse identica in ogni suo atomo. Quale “aura” proteggerà l’autenticità della nostra persona dalla possibilità di registrare ogni atomo della nostra vita?


I legionari deridevano Cesare marito di tutte le mogli e moglie di tutti i mariti, ma sotto il suo comando conquistavano la Gallia. I vizi privati di uomini di stato e di chiesa, d’armi e di penna, sono sempre stati noti: ma era un vanto dell’Europa che una sorta di ”aura” separasse lo status del ”sovrano” dalle pruriginose dicerie sulla sua vita. La svolta si ha con il digitale: tutto è o può essere registrato. Con il videofonino, qualsiasi fatto può essere isolato dal contesto e congelato; lo possono fare tutti a tutti.
Il ricatto si democratizza, non è più cosa da VIP; diventa low cost, non è più cosa di ricchi e potenti. Come difendersi?
Bisogna non riconoscere al documento valore di autenticità: dato che la tecnica, come permette di riprodurre, così consente di manipolare. E non dare valore all’ideologia della trasparenza: perché, come fallisce il regno se si pretende di costruire una mappa che sia esatta riproduzione del territorio, così fallisce la società se si dimentica che la realtà delle persone sta in ciò che di loro è segreto e non in ciò che può illuminare un flash.

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