Cogne, quando le leggi non ci tutelano. Anzi.

agosto 30, 2011


Pubblicato In: Giornali, Vanity Fair


dalla rubrica Peccati Capitali

Cosa sarebbe Cogne senza il suo pratone? Disteso sotto il Gran Paradiso, al confine del Parco Nazionale, è l’attrazione dei turisti e l’orgoglio degli abitanti. Mi son quindi strabuzzati gli occhi a leggere che due albergatori hanno chiesto di farvi l’uno un garage l’altro un centro benessere, minacciando richieste di danni se glielo impediscono. Il fatto è che, secondo la legge, hanno ragione.

L’incredibile vicenda inizia 15 anni fa con un sindaco che vuole fare una strada che attraversi il parco: bloccata dalla regione per 10 anni, nessuno però si preoccupa di cancellarla dalle planimetrie. Sicché, quando le successive amministrazioni delimitano il centro storico, il pezzo del pratone aldilà della strada fantasma risulta fuori dalla zona protetta. E quindi i proprietari possono far valere il loro diritto costruirvi sopra (o sotto). Per uscire dal pasticcio, pare che la sola possibilità sia chiedere il VIA: la famigerata Valutazione di Impatto Ambientale, famosa per i suoi, a volte imperscrutabili, pareri negativi, questa volta potrebbe fare qualcosa di positivo per salvare il pratone.

Nei tempi andati, i fertili appezzamenti del pratone andavano in eredità ai primogeniti (maschi!), agli altri i prati scoscesi. Con l’avvento del turismo, questi diventarono pregiati terreni per ville e alberghi, il pratone restò la gemma di Cogne. Morale: le antiche consuetudini condivise hanno fatto il benessere di tutto il paese, i diritti poggiati sul formalismo delle leggi rischiano di perderlo. E per evitare questo peccato capitale, siamo ridotti a sperare nel VIA!

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