Aeroporti, dov’è il mercato?

marzo 16, 2000


Pubblicato In: Giornali, Panorama

Un evento eccezionale attira visitatori, l’apertura di un nuovo scalo attira passeggeri. Abbiamo il giubileo abbiamo Malpensa; Alitalia, che gioca in casa, dovrebbe far la parte del leone, intercettare più traffico, riempire di più i suoi aerei e guadagnare di più. E invece no, come ha documentato Panorama (occhio, gli olandesi ci tolgono la linea) Alitalia rischia la sopravvivenza. Perchè?

Gli aeroporti cercano di attirare quanti più passeggeri possono, e lo fanno offrendo loro la massima varietà di collegamenti e di scelte possibili; le compagnie aeree invece vorrebbero imbarcare tutti i passeggeri sugli aerei della rete propri e dei propri alleati, e lo fanno offrendo i vantaggi delle economie di scala. Gli interessi di aeroporti e compagnie aeree sono convergenti ma diversi; in un mercato liberalizzato, sono i clienti a decidere il punto di equilibrio.
Sarebbe bastato che il governo vendesse l’Alitalia che Domenico Cempella aveva miracolosamente salvato dai ricatti dei piloti, dai privilegi degli assistenti di volo, dai rigori di Bruxelles; e che si impegnasse per assicurare una regolare concorrenza. Se voleva aiutare Malpensa, poteva dotarla di infrastrutture; se la sua preoccupazione era il servizio pubblico, poteva chiedere che restassero a Linate i collegamenti con il Sud del paese. Ma il governo anziché vendere subito Alitalia, volle attenere per fare aumentarne il valore, dirottando su Malpensa i viaggiatori che prendono voli intercontinentali in altre capitali europee partendo da Linate. Per aumentare il valore di un bene di sua proprietà calò sul tavolo il jolly, il suo potere: tutti a Malpensa, marsh! E’ questo conflitto di interessi, tra quello del proprietario e quello del regolatore, che ha fatto infuriare tutti.
Compreso Francesco Rutelli, anche lui alzò la voce per protestare contro il trasferimento di voli da Fiumicino a Malpensa. Era prevedibile che Alitalia, sollevata dal compito di compagnia di bandiera, non si sentisse più tenuta ad avere nella capitale il suo baricentro. Ma anche al sindaco di Roma parve normale invocare l’autorità per frenare il mercato; avesse voluto promuoverlo avrebbe chiesto, ad esempio, che a chi comprerà Fiumicino non venisse imposto di assumere tutto il personale, rendendogli quindi difficile crescere attirando altre compagnie con servizi più personalizzati e a costo inferiore.
Tutti gli aeroporti nuovi hanno avuto problemi di avvio, e prima o poi li hanno risolti, pensando ai clienti e alle loro esigenze. Qui i problemi sono di natura diversa: invece di vendere subito Alitalia il governo ha voluto usare l’autorità per gonfiarne il valore. Passando sopra tutto, e facendosi nemici tutti: quelli che da Milano vogliono potere scegliere loro la linea aerea da prendere, quelli che dal Sud non vogliono atterrare nel Varesotto per disbrigare un affare a Milano, le altre linee aeree che si sentono discriminate, Fiumicino che si sente depauperato.
Risultato: da Malpensa passeranno 20 milioni di passeggeri, meno della metà di Heathrow, un quinto di Londra; Alitalia é ancora da vendere e rischia la sopravvivenza. Il conflitto di interessi non paga.

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