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Archivio per il Tag »tamponi«

→  luglio 14, 2020


Al Direttore.

Nell’intervista al ministro Speranza non ho trovato traccia di risposta, e a dire il vero neppure di domanda, sulla questione centrale del modo in cui è stata gestita la pandemia in Italia. Sinteticamente, la questione dei tamponi; più precisamente, la questione dei dati. E’ chiaro, da decine di testimonianze professionali, da dichiarazioni di persone che hanno avuto la malattia, che i tamponi sono stati per lungo tempo razionati. Il Prof. Crisanti afferma che il buon risultato del Veneto è dovuto al suo avere contraddetto ordini precisi sulla limitazione dell’uso dei tamponi. Ricorderà, caro direttore, che all’inizio la cosa era stata giustificata con ragioni non propriamente cliniche, evitare cioè di presentare un quadro di contagio peggiore dei nostri vicini europei. Sull’argomento il Foglio ha pubblicato tre articoli a firma di Natale D’Amico e mia (1° aprile, 17 aprile, 16 giugno). Le indagini campionarie raccomandate da due presidenti emeriti dell’Istat non sono state eseguite. Secondo Luca Ricolfi (sull’Huffington Post), “il governo, che avrebbe tutto l’interesse a fare tamponi a tappeto per portare i contagi vicino allo zero prima dell’autunno, non fa nulla lasciando che le regioni ne facciano pochi pur di evitare di scoprire troppi nuovi casi in questa fase”. Il razionamento dei tamponi ha avuto e avrà conseguenze anche sul numero dei contagiati. Chi dà gli ordini, il ministero o le regioni? Il presidente Conte, che intende chiederlo, ritiene che “ragionevolmente lo stato di emergenza sarà prorogato”. Quanto ragionevole è chiedere la proroga se non si vuole fare quanto è necessario per misurare l’emergenza?

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→  giugno 16, 2020


di Franco Debenedetti e Natale D’Amico

L’esempio del Veneto e una traccia per il futuro. Sarebbe stato possibile produrre “più dati” e sottrarre un po’ di spazio all’incertezza? E’ tempo della politica, non delle procure

A Nembro e nella Valseriana bisognava chiudere tutto? Farlo spettava al governo o alla regione Lombardia? Questione delicatissima: in quanto conflitto di attribuzioni tra poteri dello stato, quasi da Corte costituzionale; in quanto prefigura la possibilità di una responsabilità del premier, rasenta le competenze del tribunale dei ministri; ma soprattutto, come scrive Claudio Cerasa sabato, “dice molto su una grande anomalia del paese, l’incapacità da parte dell’opinione pubblica di difendere con gli artigli il principio della separazione dei poteri”.

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→  maggio 13, 2020


Lo dice perfino il direttore dell’Istituto Superiore di Sanità: sui tamponi bisogna cambiare strategia. Perché solo adesso? C’era l’esempio del Veneto: perché in Lombardia no? Perché Sala deve mandare i tamponi da esaminare in Francia? Sono morti in troppi: indaghi un’alta commissione indipendente, prima che se ne occupi la magistratura. Senza adeguata capacità diagnostica la app di tracciatura sarà un flop.

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→  maggio 9, 2020


di Franco Debenedetti e Natale D’Amico

“Sui tamponi bisogna cambiare strategia, aumentando il numero di test”. A dirlo è Gianni Rezza il direttore di infettivologia dell’Iss dopo la diffusione dell’appello per tamponi di massa lanciato il 5 maggio da Andrea Crisanti, Luca Ricolfi, Giuseppe Valditara e sottoscritto dai professori di Lettera 150. E questo non solo per la fase 2, ma in generale: perché, aggiunge Rezza, “il Veneto ha fatto molto bene, ha fatto molti tamponi sul territorio: va fatto così in tutta Italia. Bisogna fare tamponi anche ad asintomatici e contatti stretti”.

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→  aprile 7, 2020


Al direttore.

A quando la fase due? Ce lo chiediamo compulsando ansiosamente ogni sera numeri e curve. Ma rischiamo di andare incontro a una tremenda delusione: perché il buon andamento dei numeri è solo condizione necessaria per poter parlare di fase due, che però non potrà e non dovrà arrivare se non abbiamo approvati, provati, funzionanti e pronti gli strumenti sufficienti per poterla iniziare. Secondo il Nobel Paul Romer (in un webinar consultabile su bcf.princeton.edu) gli strumenti sono due. Non sono cose nuove, nuova è la (facile) formuletta per indicare la quantità di esami necessaria per ottenere che R diventi minore di uno, e così bloccare la diffusione.

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→  marzo 24, 2020


di Alberto Bisin, Natale D’Amico e Franco Debenedetti

Il lock down impone a tutti grandi sacrifici, lo reggiamo solo perché è evidente a chiunque che, in questa situazione, è il solo rimedio possibile. Ma l’ansia crescente con cui leggiamo il bollettino di guerra, non ne è la conseguenza inevitabile: dipende dalla carenza di analisi scientifiche per capire e spiegare cosa sta succedendo. E non può essere diversamente: perché manchiamo di dati oltre ai numeri, giornalieri e progressivi, di contagiati, guariti, morti. Certo di questo virus anche gli esperti conoscono poco, come sceglie le sue vittime, come le assale, come muta, se chi guarisce si può considerare immunizzato. Ma ci sono fatti che conosciamo o altri che potremmo conoscere se solo avessimo dati accurati su cui basare analisi attente.

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