Una proposta per le pensioni

ottobre 24, 2003


Pubblicato In: Giornali, La Stampa

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Caro Direttore,

se si guarda al quadro politico non si può che concordare con la sua sconsolata analisi: sulla riforma delle pensioni, non son tempi da normale dialettica parlamentare né da classica trattativa con le parti sociali. Tuttavia questa riforma espone maggioranza e opposizione a contraddizioni diverse ma simmetriche, che possono essere risolte solo da un atteggiamento cooperativo. E ciò per il fatto che questa è una ben strana legge: in cui il governo in carica impegna quello che gli succederà a fare la riforma, nel 2008.

Una contraddizione è in capo alla sinistra di governo: sa benissimo che la riforma deve essere fatta, ci ha provato nella passata legislatura. Il perdurare della crisi economica nel 2006 aumenterebbe sia la probabilità che la CdL perda le elezioni, sia la necessità di fare la riforma. L’ultima cosa che il centrosinistra può desiderare è che in campagna elettorale qualcuno si levi a chiedere l’impegno ad abolire una legge del passato governo, e che ancora non ha avuto pratica applicazione. Avrebbe dunque tutto il vantaggio a che l’attuale governo incominciasse lui a “sporcarsi le mani” fin da ora.
Una contraddizione è in capo al Governo. Che per controbilanciare le tante operazioni una tantum di questi anni ( compreso l’ultimo condono edilizio), ha bisogno di esibire una riforma seria a Bruxelles, agli organismi internazionali, alle agenzie di rating. Ora questa è sì una riforma strutturale, ma la cui implementazione dipende dal futuro governo.
A risolvere il problema potrebbe servire l’eliminazione di uno dei principali difetti della proposta governativa: vale a dire l’iniquità del salto brusco da 57 a 65 anni, a partire dal 2008, per i requisiti anagrafici per la pensione ( per chi non avesse il requisito contributivo dei 40 anni). Spalmare questo “scalone” in più scalini, incominciando già dal 2004, sarebbe più equo verso le coorti che andranno in pensione da adesso al 2015, e renderebbe irreversibile la riforma, così risolvendo le contraddizioni di maggioranza e opposizione.
Franco Debenedetti

Caro senatore,

la ringrazio intanto dell’attenzione e mi spiace che le mie considerazioni sul «tavolo capovolto» della concertazione le siano sembrate troppo pessimistiche. In compenso trovo assolutamente ragionevoli le cose che lei propone. Tranne una, che difficilmente, per quanto mi risulta, il governo sarebbe disposto ad accettare: la trasformazione dello «scalone» del 2008 in normali scalini. Il governo sostiene che con l’introduzione degli scalini verrebbe meno la possibilità di scegliere se andare in pensione con un trattamento ridotto o proseguire a lavorare aspettando la nuova scadenza allungata. Con la nostra riforma, dice in sostanza il governo, la pensione di anzianità non viene cancellata, semmai ridotta. Con il sistema degli scalini graduali, adottato in altri paesi, l’età per andare in pensione cresce più lentamente ma diventa un limite non aggirabile. Al momento non vedo molte possibilità di trovare un accordo bipartisan su questo punto. Ma, naturalmente, mi auguro di sbagliarmi.
Marcello Sorgi

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