Lettera e commento

luglio 12, 2011


Pubblicato In: Giornali, La Repubblica


Caro Augias, a me pare che le nomine nelle aziende di Stato le firmi il Direttore generale del Tesoro o quanto meno ne prenda coscienza ed eserciti dovuta vigilanza. Tremonti, della cui onestà economica non dubito, si fidava di dormire nella casa di un ricattatore. Grilli, della cui onestà sono certo, si fidava di avallare le nomine proposte dallo stesso personaggio. Spero che chi di dovere abbia già fatto paralleli del genere e concluso che in quello stagno conviene mettere il divieto di pesca.

Franco Debenedetti

Risposta di Corrado Augias

Stiamo passando uno dei momenti peggiori della nostra storia recente. Abbiamo un governo sgangherato che non governa quasi più, impegnato negli affari del ‘Capo’, dove alcune figure pittoresche occupano posti da ministro. Un Parlamento di gente pronta a votare qualunque turpitudine o imbecillità. Mi scrive Flavia De Petri (flaviadepetri@virgilio. it): «L’avvocato Paniz ha ripetutamente affermato di ritenere Berlusconi convinto che Ruby fosse davvero la nipote di Mubarak. Allora perché mai B. avrebbe detto di averle dato tanti soldi per “toglierla dalla strada”? La nipote di Mubarak una prostituta? Per favore!». Anche di questa gente è fatto il Parlamento, senza contare i vari Cosentino, Papa, Brancher, Romano e gente
altrettale. In tale deprecabile compagnia spiace trovare un uomo come Giulio Tremonti, supponente, ma certo parecchie spanne al di sopra dei suoi colleghi, uno dei pochi che possa sedere alla pari nei tavoli europei.
Con la sua ‘stupidaggine’ (lui ha usato un termine più forte) s’è messo nelle mani di un uomo come Marco Milanese e della sua compagna Manuela Bravi della quale ha fatto la sua portavoce. Tanto per dare un’idea del livello, la signora, di fronte a precise contestazioni sul tenore di vita, le gite a New York inutili e costose, si limita a replicare: «Non è un delitto essere
amici di Sabrina Ferilli». Può un uomo come Tremonti, ricco di suo, snob quel tanto, sobrio nel modo di vivere, mescolarsi a gente del genere? Diciamo la verità: il mestiere di ministro Tremonti l’aveva cominciato malissimo. Andava dietro ai capricci del ‘Capo’ con una finanza detta creativa, in sostanza condoni e cartolarizzazioni. Poi è successo qualcosa e s’è trasformato nel guardiano dei conti, resistendo a pressioni spaventose. Come si mettono insieme i due Tremonti? Quello sobrio ed europeo e quello caduto nelle mani d’un ricattatore? Non lo so, forse non lo sa nemmeno lui. Io credo però alla sua buona fede quando dice «ho fatto una sciocchezza». Si percepisce la differenza tra un Mastella, uno Scajola, e lui. Proprio per questo, a riprova della sua buona fede, penso che sarebbe elegante un gesto di discrezione lasciando indicare alla Banca d’Italia (a questo allude Franco Debenedetti) quello che la Banca d’Italia sa indicare benissimo.

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