Tre lezioni (e dubbi) sulla lezione Parmalat

maggio 15, 2012


Pubblicato In: Giornali, Vanity Fair


dalla rubrica Peccati Capitali

L’on. Carmen Motta interroga il Governo “sull’utilizzo del miliardo e mezzo di liquidità accumulato dalla gestione commissariale di Parmalat e sul nuovo piano industriale del gruppo Lactalis”. Il Ministero dello Sviluppo si muove per organizzare un tavolo con sindacati e azionisti, vuol capire i progetti di sviluppo della famiglia Besnier per l’azienda di Collecchio. «Eravamo sul punto di diventare una colonia» è la frase di Mario Monti, con cui un blog suggella la vicenda.

Come si ricorderà, falliti i tentativi di trovare una soluzione nazionale, a seguito di un’OPA Lactalis arriva a detenere l’83,3% di Parmalat. Enrico Bondi, per mettere al sicuro il tesoretto di 1,5 miliardi, ottenuto come risarcimento dalle banche, aveva già fatto scrivere in statuto il divieto a distribuire in dividendi più del 50% dell’utile.

La vicenda offre un ricco bottino a chi va a caccia di “peccati capitali”.

Carmen Motta: “Bersani è il nostro Hollande” dicono nel PD in cui milita. Per ricacciare indietro i francesi, si diffusero a suo tempo sospetti senza senso economico: non trova che ora difettino anche di senso politico?
Corrado Passera: Lo sviluppo si promuove assicurando agli investitori certezza del diritto. Se Parmalat, società quotata, fa cose vietate, possono intervenire azionisti, consiglieri, sindaci, magistrati. Avere curiosità sui piani è normale: non crede che a volte un Ministro (ancor più se da banchiere provò a sbarrare la strada a Lactalis) non possa permettersele?
Mario Monti: la frase la disse in un altro contesto, “colonizzatore” era il Fondo Monetario. Ma le frasi camminano, quelle populiste più delle altre. Non converrebbe che le lasciasse a chi ci è più tagliato?

Invia questo articolo:
  • email



Stampa questo articolo: