Totti o Borrelli, fa lo stesso

luglio 6, 2006


Pubblicato In: Giornali, Il Riformista

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Calcio & non solo

Siamo arrivati in finale, abbiamo surclassato, per gioco d’insieme e individuali valori, gli avversari incontrati finora. Chi sbandiera e strombetta ne gioisce: neppure lo sfiora, lo spensierato, il pensiero che stanno tremando le fondamenta su cui abbiamo costruito la nostra teoria della buona società. Abbiamo infatti detto e ripetuto che il germe della corruzione non lo si può isolare, che il conflitto è epidemico, che quando si violano le regole del gioco, è il gioco stesso a decadere: perché la corruzione è una tabe che fiacca gli spiriti, indebolisce le volontà e, si deve intendere per estensione, irrigidisce pure i muscoli.

Perché gioco deve intendersi come archetipo universale, e quello con la palla è lui metafora della concorrenza tra aziende, della lotta tra partiti, e fin di quelle contese in cui si confrontano strateghi militari, con armi simulate o vere. Per questo la vicenda del calcio l’abbiam dovuta metter giù dura, con giudici e pubblici ministeri, con imputati e avvocati.

E adesso, signor Direttore, come facciamo, come faranno?

Diremo che la nostra performance in Germania è una semplice irregolarità statistica, attendendo fiduciosi che sia la Francia a ristabilire i rapporti “giusti” tra causa ed effetto?

Rivedremo le nostre teorie, rinnegheremo Weber per Mandeville, smetteremo di considerare la virtù un bene pubblico, e ci limiteremo (!) a proteggere gli interessi quando sono lesi?
O riconosceremo che questo é uno spettacolo, in cui Rossi e Borrelli e Palazzi recitano la loro parte, alla stessa stregua di Moggi e Galliani, di Totti e Del Piero?

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