Telematica, liberate il mercato

febbraio 27, 1995


Pubblicato In: Varie


Tecnologie ed occupazione: se le tecnologie sono una delle cause della disoccupazione struttura le europea, le tecnologie offrono anche la possibilità di produrre un salto qualitativo che consenta all’Europa di riprendere la leadership che ha avuto nella prima rivoluzione industriale: i prodotti più prestati, la cultura più vivace, un benessere socialmente più ripartito. Questo il tema di fondo della riunione del G7 che si è svolta a Bruxelles sviluppando la parte del famoso libro bianco Dedors che si riferisce alle cosiddette autostrade informatiche.

I governi sono poco adatti a dirigere lo sviluppo tecnologico», scrive l’Economist di questa settimana, su riunioni come queste incombe li rischio di una contraddizione, cioè che cercando di governare un’evoluzione imprevedibile nei suoi limiti tecnologici, applicativi, nelle sue interazioni con tessuto sociale, non se ne coarti in realtà il libero dispiegarsi. Rischio tanto più presente In Europa dove proprio il settore delle telecomunicazioni è ancora dominato dai monopoli nazionali; in Francia, dove la tradizione colbertista rivive nella prassi, delle filiere tecnologiche affidate a campioni nazionali; in Germania dove grandi banche e grandi industrie rendono di fatto assai difficile gli investimenti stranieri.
La cosa più corretta che i governi possano, fare è liberare il mercato dal tanti vincoli stratificatisi negli anni, funzionali agli stadi precedenti dello sviluppo delle forze produttive. Il monito forte è venuto dal vicepresidente degli Stati Uniti, Al Gare: deregolamentate il settore delle telecomunicazioni in anticipo rispetto alla tabella di marcia dell’Unione I Europea, e cioè fin dal 1996 senza aspettare il 1998.
Dovremmo ricordarcene anche noi nei prossimi giorni: liberalizzare ii mercato non significa solo passare i servizi di pubblica utilità dalla proprietà pubblica a quella privata, ma introdurre concorrenza dove ora sono monopoli e concessioni esclusive.
Questo il messaggio centrale del G7 assai più che non II lancio dl alcuni progetti pur interessanti, dimostrativi delle possibilità delle nuove tecnologie applicate all’ambiente, ala cultura, alla salute, à sempre difficile prevedere direzioni ed applicazioni delle nuove tecnologie: queste vengono dapprima impiegate In modo sostitutivo, per compiere i vecchi lavori: la macchina a vapore è stata usata dapprima per pompare acqua dalle miniere; i computer per raccogliere i dati dei censimenti; l’aereo per sostituire treno e nave. Anche in questo caso sa-ranno le vecchie applicazioni a fornire le risorse per finanziare gli sviluppi futuri. Concretamente I queste applicazioni oggi sono la televisione e le telecomunicazioni, due mondi che la tecnica della digitalizzazione ha unificato. Le reti-cavo sono il mezzo per unificarne la distribuzione; realizzate con ampio uso di fibra ottica, possono essere il primo tratto delle autostrade informatiche. Per entrare subito nel futuri disegnato dal G7 non c’è bisogno di piani continentali, di ricorrere a grandi investimenti pubblici, incompatibili tra l’altro con i bilanci dei paesi europei. Basta prendere l’esempio dell’Inghilterra: dando concessioni locali, consentendo a chi investe in reti-cavo di fornire, oltre ai programmi televisivi, anche servizio telefonico, in pochi anni ha attivato 136 concessioni, con diritto a connettere oltre 14 milioni dl utenti: sono nati 27 operatori cavo, nessuno dei quali ha più del 17% del mercato; si è creato un settore industriale valutato a 25mila miliardi; si è ridotto il costo della bolletta telefonica: e tutto con capitale privato. Il G7 non ci rimanda un futuro remoto: basta decidere di liberalizzare fin dal 1996 il settore delle telecomunicazioni e porre mano alla realizzazione di reti-cavo. Basta consentire ai Comuni di rilasciare le relative concessioni, prevedendo un assetto regolatorio minimo, come conviene negli stadi iniziali di formazione di un mercato. Oltretutto in tal modo, aumentando a dismisura l’offerta di canali televisivi si eviterebbe che le discussioni nostrane (su par condicio, antitrust ecc.) si blocchino in una guerra di trincea a difesa di un mondo passato: per questo verso la cosa entrerebbe tra i punti programmatici del governo Dini. Nessuno tema oscure manovre politiche dilatorie: è una riforma che si può fare in pochissimo tempo, chi scrive ha già depositato un disegno di legge in Senato. Ci auguriamo che il ministro Cambino ritorni da Bruxelles determinato a governare il ritardo per cui in Europa solo l’Italia, insieme a Grecia e Portogallo, non dispone di reti-cavo. Ha costruire il primo tratto di autostrade informatiche potranno allora provvedere i Cacciari, i Castellani, i Rutelli.

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