Telecom a governance duale

novembre 13, 2007


Pubblicato In: Giornali, Il Sole 24 Ore

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Scenari competitivi

Per gli operatori tradizionali, tipo Telecom e Telefonica, la minaccia non viene dai vecchi concorrenti, ma dai service provider (tipo You Tube e Google). Nel nuovo gioco competitivo l’italianità di Telecom si difende guardando al modello inglese (Bt): la priorità è sviluppare capacità e massa critica per avere accesso all’innovazione.

Le verifiche per definire l’assetto di vertice di Telecom, a quanto si legge, potrebbero durare ancora un settimana. Vogliamo sperare che il ritardo non sia dovuto a problemi di equilibri interni ai soci finanziari che hanno il diritto di nomina, ma alla consapevolezza di quanto gravida di conseguenze sia la scelta.

Gli azionisti di Telco hanno tutti pagato (Telefonica in primis) un premio di controllo molto salato, specie rispetto al valore attuale del titolo che non si schioda dai 2€. Le differenze di opinione sul cosa fare sono comprensibili; diversi possono essere gli obbiettivi a seconda della natura degli investitori, quelli finanziari sono intervenuti anche per garantire l’italianità di Telecom: ma tutti sono sicuramente interessati a fare emergere sinergie che recuperino il sovrapprezzo. Ai soci finanziari italiani si presentano due strategie: dal profilo dell’amministratore delegato che sceglieranno i mercati capiranno quale delle due è stata scelta.

Una è selezionare un capo azienda abile nel gestire i rapporti tra azionisti finanziari e azionista industriale, attento ad evitare che la ricerca di sinergie da parte di Telefonica avvenga a scapito di Telecom Italia, sia in campo tecnologico sia di mercato. Un ruolo non dissimile da quello che ha il capoazienda in una società a governance duale, per una strategia centrata sulla razionalizzazione dell’esistente. L’altra è mirare alto, sostenere un grande progetto industriale, che accomuni le due aziende, Telecom Italia e Telefonica, in un obbiettivo ambizioso: diventare il secondo o il terzo player mondiale nella connettività.

Rispetto a qualche anno fa il quadro competitivo è enormemente cambiato, e con esso il tipo di sinergie che due ex monopolisti possono ricercare. Oggi per gli operatori tradizionali tipo Telecom e Telefonica, la minaccia non viene né dai vecchi concorrenti né dai nuovi entranti, come sono da noi Fastweb,Wind, H3G; ma dai vari MyTube, Myspace, Google, Apple con iPhone, cioè dai service provider cresciuti fuori dalle infrastrutture dei grandi operatori di telecomunicazioni. Sfruttando le capacità inutilizzate delle reti esistenti, essi hanno sviluppato un modello di business molto più efficiente nel fornire sistemi di relazione – tra persone e persone, persone e oggetti, oggetti e oggetti – rispetto ai tradizionali operatori di telecomunicazioni. Chi vive nel web non ha vincoli di infrastrutture, ed erode i margini sui servizi di chi possiede e gestisce le reti. Google sta entrando nei servizi di mobilità e farà concorrenza, ad esempio, a Vodafone, senza avere i costi della rete. Apple ha venduto in una settimana più di un milione di iPhone, Telefonica gli ha aperto O2, la sua rete mobile in Inghilterra: cioè un operatore telefonico si trova a fornire servizi di mobilità, con un margine minimo, sostanzialmente ad un fabbricante di HW. Chi compera un iPhone, usa la rete di O2, ma non è più un suo cliente: è di fatto diventato cliente di Apple. Anche il problema della proprietà della rete non va posto a sé, ma valutato in coerenza con la strategia che gli operatori di rete, quali sono oggi Telecom e Telefonica, adotteranno per rispondere alla sfida dei web operator.

In questo quadro, che cosa significa fare sinergia tra Telefonica e Telecom? Significa disporre di una massa critica: innanzitutto per potere negoziare condizioni più favorevoli con i fornitori di terminali e di apparati e piattaforme di rete, in termini sia di prezzi sia di priorità nell’accesso alle innovazioni tecnologiche. In secondo luogo per negoziare accordi più favorevoli con i web service provider, che, in nome della libertà del web, chiedono la neutralità della rete: il che, tradotto, significa accesso incondizionato. La massa critica è essenziale per garantire livelli di rimuneratività accettabili ad operatori come Telefonica e Telecom Italia il cui core business è ancora legato alla fornitura di servizi di rete.

Questi scenari erano impensabili ai tempi della privatizzazione di Telecom; erano difficili da valutare quando Pirelli ne prese il controllo; sono passati in secondo piano rispetto ad altre preoccupazioni quando sono entrate le banche. Ma se non si guarda a questi scenari, e si adotta invece la strategia difensiva, ci si riduce al consolidamento dell’esistente in un mercato che cambiato in cui operano concorrenti nuovi e diversi. Per valorizzare l’investimento in Telecom si deve puntare a diventare protagonista nel mondo globalizzato delle comunicazioni, conquistando anche Telefonica a questo obbiettivo. In Europa solo pochi operatori – ad esempio BT – hanno avuto amministratori con la visione e il coraggio di lavorare per questa nuova prospettiva; anche perché quella cultura industriale si è sviluppata principalmente negli USA e in Gran Bretagna. Ma è ad essa che dovranno guardare gli azionisti italiani di Telecom: il solo modo per salvaguardarne l’italianità è apportare le sue competenze per il successo nel nuovo gioco competitivo.

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di Federico De Rosa – Il Corriere della Sera, 13 novembre 2007

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