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→  ottobre 8, 2013


Le privatizzazioni sono ancora argomento divisivo. Le vicende Alitalia e Telecom sono state occasione di riaprire la discussione, per alcuni sul modo in cui si è privatizzato, per gli irriducibili sul fatto stesso di avere privatizzato. Eppure son passati più di vent’anni. Vuol dire che la vicenda tocca questioni di fondo, il ruolo dello stato nell’economia, il rapporto tra politica e industria, la struttura del nostro capitalismo. Quando abbiamo privatizzato, si parlava di debito da ridurre, di base industriale e finanziaria da ampliare, di più ampi orizzonti strategici e di maggiore efficienza gestionale da dare ai campioni nazionali. L’uscita dello Stato dalla gestione diretta di attività economiche pareva una conseguenza: ne è la ragione prima.

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→  settembre 22, 2013


Intervista di Paolo Nessi

Non ci saranno privatizzazioni pari a un punto di pil, obiettivo fissato dal governo Monti, ma la metà. Ovvero, si passa da 15 miliardi di euro a 7,5. Questo è ciò che emerge dal Documento di Economia e Finanza (Def) emanato dal governo. Oggetto della vendita, restano le quote di partecipazione statale in aziende come Poste Italiane, Eni, Enel, Finmeccanica e Fincantieri. Franco Debenedetti, economista e presidente dell’Istituto Bruno Leoni, ci spiega cosa ne pensa delle manovre del governo.

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→  aprile 10, 2013


Giustificare ciò che si è fatto di male è naturale, accusare l’avversario politico per ciò che non ha fatto di bene, pure. Strano è il contrario, vergognarsi delle cose buone proprie e non incalzare l’avversario per le occasioni perse: è quello che traspare da alcuni commenti in morte di Margaret Thatcher.

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→  agosto 21, 2012


Al direttore.

Con la privatizzazione dell’Ilva, si è dimostrato che è possibile fare acciaio a Taranto e non perdere soldi. Quanto invece a inquinamento, manca la dimostrazione: l’Ilva inquinava quando era pubblica e perdeva, inquina ora che è privata e guadagna. Prima domanda: è possibile fare acciaio a Taranto guadagnando e rispettando i nostri limiti di inquinamento? In caso affermativo, seconda domanda: quanto costa trasformare gli impianti in modo da guadagnare senza inquinare? Devo essermi perso, ma nelle centinaia di pagine di giornale dedicate all’argomento, queste risposte non le ho trovate. E’ forse per questo che le pagine sono tante?

→  luglio 14, 2012


It´s a bird, it´s a plane, it´s Supermario”. Monti alla Rai, twittava tempo fa un uomo politico di primo piano del centrosinistra, per rivoluzionarla, rifondarla, delottizzarla. Monti dia un “segnale” sulle fondazioni, scrivono Roberto Perotti e Luigi Zingales, per “togliere l´humus di cui si alimenta il sottobosco della politica e del clientelismo”. Per gli uomini comuni, conviene precisare.

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→  giugno 18, 2012


di Alessandra Puato

Prezzi dei biglietti alle stelle. E aumento dei costi per i contribuenti. È questa la conseguenza delta liberalizzazione del tra­sporto ferroviario in Gran Breta­gna e Svezia, sottolinea Ferrovie dello Stato Italiane (Fsi), dati al­la mano, in risposta all’Istituto Bruno Leoni (Ibl) che propone all’Italia di seguire quei Paesi nell’apertura del mercato dei tre­ni. Il messaggio è chiaro: volete lo scorporo della rete, il gestore dei binari diviso da quello dei va­goni? Volete spezzettare Fs in tante società e lasciare che i pri­vati offrano i treni, a gara, sulle tratte più produttive, come in Svezia, o in franchising per seg­menti territoriali, come nel Re­gno Unito? Preparatevi a dire ai cittadini — sostiene Fs — che, per viaggiare in treno, potranno spendere più di prima.

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