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→  luglio 30, 1994

Intervista di Mario Rodriguez
Allora, senatore debenedetti, come sono stati questi primi 100 giorni da parlamentare all’opposizione?

Nonostante il clima di forte scontro politico che c’è stato e tutt’ora c’è nel Paese, prima ancora che nel Parlamento, vorrei partire da una considerazione un po’ sfumata. Guardi, anche se il voto ha diviso gli italiani ritengo che ci sia qualcosa che li unisce indi­pendentemente dal voto. Ritengo che la maggioran­za dell’elettorato italiano condivida un progetto di risanamento del Paese.

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→  marzo 23, 1994

Intervista

Per l’ingegner Franco De Benedetti, fratello di Carlo e can­didato al Senato, Alleanza democratica è «il sale del polo progressista».

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→  marzo 23, 1994


intervista di Loris Campetti

«La disturba il fumo? Questo è un sigaro più che progressista: è un sigaro cubano». Non sarà il fumo a dividerci dall’ingegner Franco De Benedetti, candidato per il polo progressista nel colle­gio Torino 1 (centro). Fedele al suo cognome, di mestiere fa l’imprenditore e candidandosi si è dimesso dalle cariche che ri­copriva, presidente della Sasib e vicepresidente della Sogefi: «Non per incompatibilità di ruoli ma per evitare possibili in­compatibilità di tempo e impe­gni». Cita Pannunzio, ricorda Adriano Olivetti e il laboratorio degli anni Sessanta.

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→  marzo 16, 1994


intervista di Alessandro Gilioli

Che cos’hanno in comune Gianni Agnelli, Carlo De Benedetti e l’ar­civescovo di Torino Giovanni Saldarini? Il collegio senatoriale. Il 27 Mar­zo voteranno tutti e tre nel «Torino 1», quello in cui si confronteranno il leghista Gipo Farassino, il centrista Valerio Zanone e il progressista Fran­co Debenedetti.

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→  marzo 8, 1994


intervista di Riccardo Chiaberge

Non è un buon vento quello che ha spinto fin qui Umberto Eco, per dare man forte all’amico Franco Debe­nedetti, candidato al Se­nato per i Progressisti. Un vento maligno, vento di destra. Ma niente pau­ra, assicura il semiologo: il futuro è nostro, non della Finivest. «Quando potremo fare lo zapping tra 150 canali, tutti gra­tuiti, Berlusconi dovrà cercarsi un altro impiego». L’ingegnere annui­sce, compiaciuto. E il suo sorriso si allarga ancora di più quando sente dire al divino Eco che presto ogni banco di scuola dovrà essere munito di computer. Anche se la sala, alla Galleria d’Arte Moderna, è semivuota, là fuori già albeggia il «vi­deo dell’avvenire». I due oratori arrotano la erre, scherzano, divagano. L’atmosfera è salottiera. Più da «Venerdì letterari» che da comizio. «Voglio rendere utile la mia cam­pagna elettorale — spie­ga Debenedetti. — Che sia un’occasione non sol­tanto per parlare ma per ascoltare e per fare cul­tura. Mi considero un candidato in ascolto».

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→  marzo 1, 1994


Intervista

Franco Debenedetti, 61 anni, ingegne­re, creatore e amministratore di impre­se, presidente della Fondazione Olivetti ha accettato la candidatura al Senato offerta da Alleanza Democratica nelle file dei Progressisti. “Non è più tempo di prudenti attese – dice – D’altra parte una ragionevole assunzione di fischi è la caratteristica di un imprenditore”.

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