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Archivio per il Tag »Carlo Stagnaro«

→  novembre 3, 2020


di Franco Debenedetti e Carlo Stagnaro

La guerra contro Google-Amazon-Facebook-Apple e i rischi della fine dell’“innovazione senza permessi”

Le autorità di regolazione europee vogliono introdurre un nuovo piano per ridurre il potere delle Big Tech. Ma quanto a spaccarle, hanno opinioni diverse: secondo il Financial times del 29 Ottobre, Margrethe Vestager, vice presidente esecutivo dela Commissione europea con incarico sulla Concorrenza e la politica digitale, ha detto ai parlamentari che la separazione strutturale non le pareva “la cosa giusta da fare”. Ma Thierry Breton, commissario europeo per il Mercato interno, le accusa di considerarsi “too big to care”, troppo grandi per curarsi delle loro conseguenze, e suggerisce che debbano essere spezzate. Proprio ieri, intervistato dalla Stampa, ha ribadito le sue critiche e chiesto interventi contro le piattaforme online. Anche negli Stati Uniti, da Donald Trump a Elizabeth Warren, sono in molti a chiederlo. Sarebbe un gravissimo errore.

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→  giugno 25, 2020


La riforma della giustizia è imprescindibile, ma è la più difficile. Meglio cimentarsi con cose che non riguardino la pubblica amministrazione come la produttività delle imprese e gli investimenti in infrastrutture. A cominciare dalla scuola

Chiuso il “casino”, tornati silenziosi saloni e giardini, può essere interessante mettere a confronto le conclusioni tratte dall’interno con i suggerimenti che in corso d’opera venivano elargiti all’esterno. In generale vale per gli uni e le altre quello che veniva in mente leggendo, sul Foglio del 17 giugno, “Cambiare l’Italia si può” di Guglielmo Barone, Marco Percoco e Carlo Stagnaro: un titolo da fantascienza, un contenuto o ragionevolmente plausibile (per lo più) o molto rigoroso per evitare di “trasformare gli aiuti europei in clamorosi boomerang”. Ed è proprio su questo che conviene ragionare.

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→  novembre 29, 2014


Intervista di Matteo Rigamonti

«Le riforme strutturali veramente utili a rilanciare la ripresa, ma soprattutto a “costo zero” per la collettività, sono le liberalizzazioni». Ne è convinto Carlo Stagnaro, coordinatore del gruppo di lavoro dell’Istituto Bruno Leoni che ha curato l’Indice delle liberalizzazioni 2014, presentato a Roma giovedì scorso alla presenza del ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi. «Ciò che emerge con chiarezza dallo studio è che l’Italia non è certo tra i primi paesi d’Europa per grado di apertura alla concorrenza», spiega Stagnaro a tempi.it, «ma quel che è più preoccupante è che ciò avviene contemporaneamente al fatto che siamo, forse, il paese che sta facendo più fatica tra tutti quelli dell’Unione Europea a uscire dalla crisi; ciò a motivo di una somma di ragioni e di ritardi, di cui la scarsa concorrenza non è che uno tra i tanti».

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→  ottobre 20, 2010


di Carlo Stagnaro

Tra beni immobiliari e società controllate, gran parte del patrimonio pubblico è di regioni e comuni. Tremonti li incalzi

Il programma con cui il Pdl ha vinto le elezioni prevede la “liberalizzazione dei servizi privati e pubblici” e la “liquidazione delle società pubbliche non essenziali”. Le due cose vanno assieme, o non vanno: la privatizzazione di un monopolio è il mero trasferimento di una rendita, la liberalizzazione in presenza di colossi pubblici è fatalmente monca. In più, la cessione di beni mobiliari e immobiliari può sia fornire risorse al governo, sia rivitalizzare il mercato. Ma quali sono gli asset alienabili?

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