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→  aprile 5, 2011


Una reazione parossistica. È il giudizio che vien da dare tirando la somma a oggi della vicenda Parmalat, mettendo a confronto l’entità del fatto e le reazioni che ha scatenato. Una società di un Paese membro dell’Europa che insieme abbiamo fondata, con cui condividiamo la moneta fin dal suo primo giorno, una società che gestisce da anni aziende del “Bel Paese”, sale al 30% di partecipazione in una nostra impresa quotata, acquistando azioni già detenute da fondi esteri: tanto basta perché da un lato si senta l’imprescindibile urgenza di ridefinire principi scritti in trattati di rango costituzionale e di prospettare lo Stato come investitore di ultima istanza, dall’altro si ceda all’irrefrenabile tentazione di flagellarsi compiangendo la debolezza della nostra imprenditoria e lamentando la fragilità del nostro capitalismo.

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→  dicembre 16, 2010


Lettera al direttore

Potrebbe darsi che un canadese esperto in certificazioni, messo a capo di un’azienda italiana pochi anni prima semifallita, e fortunosamente sottratta alle banche spedite a soccorrerla, riesca a rimettere in sesto un’azienda americana, fallita per il più grande disastro finanziario degli ultimi 80 anni; e che i sindacati americani che ora la controllano, gli stessi che anni fa misero in ginocchio le loro aziende attaccate dai giapponesi, salvino quel pò che resta della possibilità di fabbricare beni in Italia, inducendo ad abbattere il tabù del contratto nazionale inderogabile, attuando così la più importante riforma sotto un governo che, di quelle che aveva promesso, non è riuscito a portarne in porto quasi nessuna. E poi si dice il capitalismo: se solo lo si lasciasse fare.

→  agosto 27, 2006

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Nella fusione Sanpaolo – Intesa la difesa dell’italianità ha giocato un ruolo determinante.

Nella fusione Sanpaolo – Intesa la difesa dell’italianità ha giocato un ruolo determinante. Determinante in senso letterale, con riferimento al ruolo che ha avuto nell’orientare la volontà delle parti, quindi senza implicare in alcun modo che l’operazione non abbia, nel suo orizzonte strategico, altre ragioni che la giustificano.

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→  gennaio 25, 2006


È un’altra Banca d’Italia quella in cui si è insediato Mario Draghi questa settimana. La riforma pone fine alla solitudine del monarca assoluto e al superbo isolamento dell’istituzione, consente di guardare in un modo più penetrante ai problemi dei Paese e alla forze che formano l’ossatura della sua economia. E che, in questa sorta di “considerazioni iniziali”, appaiono tutte accomunate in una crisi profonda, come se fossero giunte estenuate alla fine di un ciclo.

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→  novembre 23, 2005

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Il Senatore Debenedetti sull’Authority delle Tlc

I soldi per appalti, studi e consulenze. Quelli per pagare gli stipendi e finanche la bolletta elettrica o il telefono. Dal 2006, se la Finanziaria passerà senza correzioni, l’Autorità per le Comunicazioni ricaverà la sua benzina, i soldi cioè per andare avanti, da una sola fonte. A versarli saranno le aziende stesse – telefoniche e televisive – su cui l’Autorità vigila, per un esborso che supererà i 58 milioni (a voler citare solo le aziende maggiori).

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→  ottobre 11, 2000


Al Direttore.

Per la vittoria sui turchi, sigillata con la pace di Carlowitz, Leopoldo I diede come premio al Principe Eugenio, il grande condottiero sabaudo ai suoi servizi, grandi possedimenti tra la Drava e il Danu­bio. Ma a nessuno verrebbe in mente di chie­dersi quale terra si fosse assegnata in premio Leopoldo I: sfido, controllava già tutto l’im­pero! Spero che il riferimento glorioso e la prospettiva storica mi consentano di sfidare l’impopolarità presso parenti, amici e cono­scenti, e di porre una domanda: è logico pre­vedere una stock option a favore di chi con­trolla un’azienda?

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