Senza eros, resta solo un bacio di Giuda

novembre 23, 2011


Pubblicato In: Giornali, Vanity Fair


dalla rubrica Peccati Capitali

“Baci” come quelli della campagna pubblicitaria di Benetton io me li ricordo dal vero. A Mosca, quando la Russia era ancora Unione Sovietica: dopo la firma di una grossa commessa, cena di prammatica, cognac dall’aperitivo al dolce, e come suggello finale il bacio sulla bocca del viceministro dell’aeronautica: schivato di misura con virata acrobatica. Adesso, contro i cartelloni della Benetton, il Vaticano è insorto: immagini lesive della dignità del Papa e della Chiesa cattolica. La Casa Bianca ha stigmatizzato: uso dell’immagine del Presidente a fini commerciali. I maligni hanno banalizzato: tentativi per recuperare risultati non brillanti.

E’ vero, “quel” bacio offende: e non perché, a differenza di quello del mio generale in pensione che almeno seguiva un’usanza, è un falso; ma perchè, usato per siglare un accordo tra nemici, una tregua tra religioni, un’intesa sui confini, è un bacio senza erotismo. Il timido bacio della suora al pretino nella foto di Oliviero Toscani, quello passionale del marinaio americano in Times Square immortalato da Alfred Eisenstaedt si ricordano per il loro erotismo. Questi baci Benetton non sono neppure pornografia: quella, nella strepitosa definizione di Carmelo Bene, è “una svogliatezza”, si ha “quando tu fai qualcosa al di là della voglia, la voglia della voglia”. Senza voglia, senza nessuna delle infinite variazioni dell’erotismo, dalla maliziosa fantasia all’esplicita lascivia, resta solo quell’umidiccia contiguità esibita per dare sostanza al nulla, per mascherare compromessi, riserve mentali, forse tradimenti. Il bacio di Giuda.

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