Se il crocifisso in aula diventa sacrilegio

novembre 25, 2009


Pubblicato In: Giornali, Vanity Fair

vanityfair_logo_red
da Peccati Capitali

Perché non si mette il crocifisso nei tram? Quello che sta nelle aule scolastiche ha fatto nascere il problema: se levarlo per rispetto a chi è di religione diversa, oppure lasciarlo come segno dell’identità culturale del Paese. La discussione si è poi impennata su temi alti, diritti di maggioranze e minoranze, tolleranza e multiculturalismo. Sta però il fatto che i crocifissi su cui si discute sono solo quelli che si trovano nelle aule scolastiche e in quelle dei tribunali: la ragione per cui sono solo lì e non altrove può aiutare a capire in che cosa veramente consista il problema.


Banalmente: se sono lì, è perché si pensa che lì servano, che siano funzionali proprio a quei servizi che in quei luoghi svolge lo Stato, e non ad altri. Se si trattasse di richiamare l’identità culturale, dovrebbe essere messo ovunque vengano erogati servizi pubblici, dai trasporti all’anagrafe.

Funzionale in che senso? Non certo in quello di ispirare contenuti per lezioni e sentenze, nessuno vuole uno Stato confessionale. Non resta che una possibilità: il crocifisso è lì come simbolo non di identità ma di trascendenza. Sono lì perché lo Stato ritiene che la dimensione della trascendenza sia aiuto per, e garanzia di, meglio dare e ricevere insegnamenti, meglio dare e ricevere giustizia. Quello che gli “abolizionisti” contestano è proprio che lo Stato riconosca queste funzioni a quel simbolo, e ne imponga la presenza in aula, in quanto funzionale ai compiti che lì vengono svolti.
In tal caso, avendo presente quanto poco la realtà corrisponda a questo presupposto, levare il crocifisso da scuole e tribunali non disconosce le nostre culture: evita qualche sacrilegio.

Invia questo articolo:
  • email



Stampa questo articolo: