Quelli che la Francia deve salvare l’islam dalla Francia

novembre 28, 2015


Pubblicato In: Giornali, Il Foglio


Al direttore.


Era il 2007, divampavano le polemiche sulla decisione di George W. Bush di attaccare l’Iraq, sul sostegno di Tony Blair e della coalizione dei volonterosi. All’Onu Dominique de Villepin, attingendo alla tradizione della grande retorica pubblica francese, pronunciava l’orazione contro la “muscolocrazia” degli Stati Uniti. Che oggi Hollande vorrebbe convincere a un intervento concordato in Siria. Quelli che allora consideravano un errore abbattere Saddam per eliminare il suo terrorismo, e che addebitano a quella decisione il disordine su cui è cresciuta l’Isis, oggi sostengono Assad perché sconfigga il terrorismo dell’Isis.

Per l’Isis il terrorismo è mezzo di reclutamento. Nel 2007 siamo andati in guerra pensando che abbattere il terrorismo fosse la condizione per un nation building, adesso vogliamo abbattere quelli per cui il terrorismo è strumento di nation building. E anche quando, speriamo, saremo riusciti a sconfiggere l’Isis e a eliminarne i capi, il problema resterà il nation building senza terrorismo. Anche (o preferibilmente?) con un dittatore.



Il terrorismo è per l’Isis un mezzo di reclutamento anche in Europa. Non possono pensare di convincere gli stati europei, a suon di massacri e di attentati, a ridurre la pressione militare in Siria; né che dei kamikaze riescano a mettere i ginocchio le economie del mondo intero. Il loro obiettivo può essere solo quello di conquistare il consenso tra gli islamici che vivono nei paesi d’Europa; la loro strategia quella di provocare una reazione che infiammi le periferie delle nostre città. E’ la stessa strategia che fu delle Br da noi e della Rote Armee Fraktion in Germania, e a suo tempo degli anarchici: colpire per provocare una reazione che provochi una rivolta. Ma mentre il terrorismo di sinistra colpiva obbiettivi di grande valore simbolico, Aldo Moro o Hans-Martin Schleyer, i terroristi islamici, come da noi quelli di Bologna e di piazza della Loggia, sparano nel mucchio. Cadere in falli di reazione sarebbe fare il loro gioco.



A fare il loro gioco erano una volta quelli del “né con lo Stato né con le Br”, e oggi lo sono quelli del “sì, ma”. Condannare Charlie Hebdo sì, ma anche loro a dileggiare una religione, se la sono voluta; non gli era bastato il regista Van Gogh? Certo che Bataclan è un orrore, ma anche Raqqa, vi pare giusto? Sgozzare i cristiani e dinamitare Palmira, no; però siamo stati noi a cominciare con Saddam. Accoltellare gli ebrei, magari no: però anche loro, con l’occupazione della Palestina. Nell’antisemitismo gli equilibristi del “sì, ma” sanno di trovare un sicuro punto d’incontro.


Sono agghiaccianti le opinioni raccolte dalla filosofa Alexandra Lavignet-Lavastine (sul Figaro del 18 Novembre) chiacchierando la mattina del 14 novembre con giovani musulmani in un bar sotto casa sua, nel dipartimento di Seine-Saint-Denis. Per uno, gli autori della strage non possono essere musulmani: infatti uccidere è proibito dal Corano. Per un altro, il massacro di Charlie Hebdo è una messinscena della polizia, come fu della Cia l’attacco del 11/9. Chiude un terzo: d’altronde lo stato francese è una marionetta nelle mani degli ebrei, criminali con cui i conti si dovrebbero regolare col Kalashnikov. Agghiaccianti: ma, magari coi missili al posto del mitra, non li abbiamo già sentiti in bocca a qualche nostro colto e acclamato “sì, ma”?



Questa non sarà una guerra di religione, ma negli atti di terrorismo islamico la religione è sempre presente. Non è parte di un macabro rituale, è funzionale alla strategia. Possibile che all’interno delle scritture e delle liturgie, non si riesca a trovare mezzi per tracciare una riga netta tra terrorismo e islam? Se come dicono gli intervistati del Figaro, il Corano impedisce di ammazzare, possibile che i “sì, ma” islamici non trovino il mezzo almeno di levare ai terroristi l’alibi che gli fornisce la religione in questa vita, e le promesse che gli offre la religione nell’altra?



La risposta del Direttore


Le rispondo con il fantastico Eric Zemmour di ieri sul Figaro: “Quando la banda di barbari ha torturato Ilan Halimi perché ebreo, hanno detto: ‘Non ha niente a che fare con l’Islam’. Quando Merah, Nemmouche e Coulibaly hanno ucciso gli ebrei per vendicare i loro fratelli palestinesi, hanno detto: ‘Non ha niente a che fare con l’Islam’. Quando i fratelli Kouachi hanno ucciso i vignettisti di Charlie Hebdo colpevoli di fare vignette sul Profeta Maometto, hanno detto: ‘Non ha niente a che fare con l’Islam. Quando hanno massacrato al Bataclan, al grido di ‘Allahu akbar’, hanno detto: ‘Non ha niente a che fare con l’Islam’. Sembra che per la nostra élite politica, i media, il giornalismo, l’obiettivo principale sia quello di salvare l’islam dalla Francia”.

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