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“Porn law”: la legge inglese e l’economia austriaca

Pubblicato il 08/05/2019 @ 10:19 in Giornali,Il Foglio


Al Direttore.

La chiamano “porn law”: è la legge per evitare che i minorenni possano accedere a siti con contenuti per soli adulti; dovrebbe consentire al Regno Unito di diventare “il posto più sicuro per essere online”. Prevede che a quei siti si possa accedere solo esibendo dati di documenti (passaporti, patenti, carte di credito). A parte l’efficacia del provvedimento (i giovanetti che hanno messo a profitto gli insegnamenti digitali non avranno difficoltà ad aggirarlo usando i Virtual Private Networks; gli altri potranno accedere tramite i social, a cui la norma per il momento non si applicherà) ci sono i rischi derivanti dal mettere in rete dati che consentono di identificare persone adulte. Una delle aziende private che dovranno verificare questi dati appartiene a una società che possiede anche i maggiori siti pornografici; i dati degli utenti potrebbero venire collegati alla loro cronologia di ricerca, e magari rivenduti ad altri.

Fin qui il Financial Times. Se tutte le storie hanno una “morale”, figurarsi questa. E’ per i governi: dovrebbe rammentargli che le loro azioni intenzionali (tutelare l’innocenza dei figli) hanno inevitabilmente conseguenze non intenzionali (mettere a rischio la privacy dei genitori). E renderli meno assolutisti quando chiedono ad altri (i social media) di fare cose (eliminare contenuti) che essi stessi hanno difficoltà a fare.

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