Nuove partecipazioni statali e soluzioni un po' giacobine

novembre 18, 2005


Pubblicato In: Varie


Perché Regioni, Province e Comuni ora aumentano le loro quote in aeroporti, autostrade, esattorie? Teniamoli almeno a bada con il «vincolo di bilancio»

La Provincia di Milano ha acquistato da Marcellino Gavio, a un prezzo per alcuni esorbitante, la quota che le serve per raggiungere la maggioranza della Milano-Serravalle.

Un altro episodio della “ultima passione degli enti locali “(così Carlo Marroni sul Sole 24 Ore): la mappa delle aziende e banche controllate da Comuni e Regioni è impressionante. Le aziende municipalizzate di Milano, Torino, Roma, Brescia, Trieste, Como, Varese, Bologna, Modena; e il più grande acquedotto europeo, quello pugliese. Le Fondazioni bancarie (CRT, di Verona, Cassa Marca, Carige, Carialo, San Paolo, Monadori) sono riconducibili al pubblico, e partecipazioni determinanti in Unicredit, Intesa, San Paolo, MPS, Capitalia. E poi autostrade, aeroporti, ponti (quote strategiche in quello sullo Stretto di Messina), esattorie di imposte (in Sicilia, 500 milioni l’anno), 300 tra ASL e ospedali, a cui fan capo 650 mila persone, che si aggiungono alle 550 mila stipendiate a vario titolo dalle Regioni.
La ragione? La stessa degli industriali che magari vanno in Borsa, ma non vogliono rendere contendibili le loro aziende: appropriarsi del beneficio privato del controllo. Perché sennò Comuni e Regioni litigherebbero per il controllo di autostrade, quando lo Stato ha venduto le proprie e sta per vendere le strade ordinarie? Torino e Genova hanno dovuto superare orgogli di campanile per fondere le rispettive aziende elettriche: azionisti privati avrebbero guardato solo al proprio interesse. Perché sono aziende che rendono? Ci sarebbe molto da discuterne, ma qualsiasi investitore accorto diversificherebbe, non terrebbe ingenti patrimoni investiti in un’unica attività.
Le Fondazioni bancarie venivano salutate come provvidenziale garanzia di stabilità del sistema, ovvero per impedire che le banche fossero acquistate da stranieri. Ma non risulta che nessuno di quelli che accusano Bankitalia per l’impropria difesa dell’italianità di Antonveneta e BNL chieda oggi alle Fondazioni di cedere il controllo delle banche, nello spirito delle agevolazioni dalla legge Ciampi-Pinza.

La crisi finanziaria prima, le severe condizioni per l’entrata nell’euro poi, hanno obbligato l’Italia a vendere le aziende delle partecipazioni statali, e infranto il tabù della proprietà pubblica dei servizi pubblici. Se ora gli enti locali vanno in direzione opposta, per tenere a bada le loro “passioni”, bisognerà far sentire loro il vincolo di bilancio. Qualcuno ha proposto di tagliare ogni trasferimento a Regioni e Comuni che non hanno ceduto il controllo di banche e municipalizzate, e che rilasciano concessioni senza gara alle loro aziende: un po’ giacobino, ma non senza logica.

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