Nord e Sud ancora più lontani

settembre 17, 1993


Pubblicato In: Giornali, La Stampa


Mancano ancora elementi per valutare il pacchetto dei provvedimenti decisi ieri per Crotone; permangono non pochi interrogativi: le non meglio identificate iniziative che l’Eni ha tirato fuori dal cappello; la conferma dello specialissimo istituto della cassa integrazione retribuita al 100%; lo specifico indirizzo dei corsi di riqualificazione. E’ forse inevitabile che situazioni del genere vengano tamponate con un insieme di provvedimenti affastellati. Ma resta il gravissimo precedente di avere tollerato che la trattativa si svolgesse perdurando una situazione di illegalità; restano le parole di chi ha giustificato e di chi ha ignorato la degenerazione della proteste in violenza.

Per come si è svolta e per come si è conclusa la vertenza, dopo Crotone il Nord e il Sud del Paese sembrano essere diventati ancor più distanti: dando così una dimensione aggiuntiva ai problemi strutturali, rendendoli disponibili per essere strumentalmente amplificati e politicamente sfruttati: anche le provvidenze dello Stato sociale contribuiranno ad allargare il consenso per le parole d’ordine leghiste?
Sempre le diseguaglianze risultano amplificate dalle crisi economiche: assai più dì quanto non dicano le statistiche, contano le differenze tra quelli per cui la crisi è diminuzione del tenore di vita e quelli per cui è caduta nella povertà; tra quelli che con la crisi conoscono la ristrettezza e quelli che conoscono il bisogno. La crisi esaspera la differenziazione economica tra classi, fasce di reddito, zone geografiche; la soluzione Crotone, per i comportamenti che ha tollerato, consente che alla dimensione economica della differenziazione si aggiunga la dimensione storico-sociologica, che gli squilibri strutturali vengano ricondotti a insuperabili differenze culturali e di mentalità. Si apre così la porta all’interpretazione razzista della differenza, premessa e giustificazione della soluzione separatista.
L’origine degli squilibri tra aree economiche viene fatta risalire a una diversa dotazione iniziale di risorse; lo strumento che viene usato per superare gli squilibri è il trasferimento di risorse. Non solo quelle materiali, ma anche quelle cultura
Determinanti dello sviluppo sono sì lo stock di capitali, ma anche, e soprattutto, quello di competenze, la capacità di iniziativa, i rapporti sociali tra cittadini e tra cittadino e amministrazione, gli atteggiamenti verso il rischio e l’iniziativa.
Crotone è per molti aspetti emblematica delle politiche per il Mezzogiorno: la sua crisi è la crisi di quelle politiche; la soluzione, per il clima in cui è maturata e le proposte che affannosamente accumula, pare esserne la continuazione.
Politiche basate prevalentemente sul trasferimento di risorse economiche, interventi atti ad aumentare la dipendenza del cliente anziché a suscitarne l’autonomia; a legittimare le richieste di aiuti senza pretendere l’assunzione di responsabilità. Pesano, più ancora che le numerose iniziative industriali sballate che nel Sud abbiamo piazzato, la cultura economica distorta che vi abbiamo diffuso, le false aspettative che abbiamo coltivato, le promesse che sapevamo di non voler mantenere. Abbiamo fatto ospedali e ne abbiamo favorito la gestione corporativa, abbiamo costruito ponti e non abbiamo impedito lo scempio delle città, abbiamo dilatato l’amministrazione e non abbiamo preteso servizi. Lamentiamo differenze di cultura e mentalità: ma quali sono stati i maestri? Quelli che hanno lasciato (o voluto?) che i fondi assegnati andassero anche a rafforzare il potere parallelo della malavita?
Quelli per cui le provvidenze stesse sono state anche occasione di sfruttamento ed esempio di corruzione? Quelli disposti a pagare a caro prezzo le aziende decotte?
Il risultato sono le fabbriche chiuse e i porti abbandonati, il permanere degli squilibri economici, problemi che non si può chiedere ai provvedimenti per Crotore di risolvere. Si doveva invece esigere che essi non andassero ad accrescere questa divaricazione culturale, sfruttabile per far diventare la discriminante Nord-Sud la dimensione aggiuntiva dei nostri problemi.

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