Le dimissioni degli indagati

marzo 7, 2014


Pubblicato In: Giornali, Il Foglio


Al direttore.

Esigere le dimissioni di un sottosegretario perché indagato – ma la stessa cosa varrebbe per un parlamentare – altera l’equilibrio tra i poteri. Lungi dal proteggere i poteri di governo o Parlamento, li diminuisce, conferendo all’ordine giudiziario il potere di interferire nel loro funzionamento, alterandone gli equilibri presenti, e influenzandone i comportamenti futuri.

Esigere le dimissioni attribuisce questo potere non già al giudizio espresso nelle forme e con le garanzie previste dalla procedura, ma all’iniziativa di un pm, cioè di un funzionario della Pubblica amministrazione. Vale anche per il Parlamento la presunzione di innocenza: questo garantisce non solo l’indagato, ma l’indagante, che non deve considerare le conseguenze della sua iniziativa, e il corpo di appartenenza, che può evitare di esprimere giudizi temerari. E, non si sa mai, di essere oggetto di interferenze politiche.

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