Le centrali nucleari tra pubblico e privato

marzo 22, 2011


Pubblicato In: Giornali, La Repubblica


Lettera al Direttore

Caro Direttore,

tocca molti argomenti Mario Pirani nel suo “Perché è possibile rinunciare al nucleare”: i deleteri effetti di una “propensione prometeica” a sviluppo e profitto; un’efficienza energetica accelerata oltre a quanto già quotidianamente constatiamo, dalle lampadine alle autovetture, dagli isolanti agli elettrodomestici; la possibilità, senza il nucleare, di sostenere uno sviluppo, inevitabilmente energivoro, che coinvolga anche chi oggi ne è ai margini, e ciò finché arriverà (se arriverà) la fusione nucleare; la definizione degli obbiettivi, dato che a una centrale si chiede di produrre energia e non posti di lavoro. Temi su cui si può consentire o dissentire ( e io dissento su tutti).

Ma l’amico Pirani cade in contraddizione, quando incolpa il passaggio del nucleare nel settore privato “dell’attenuarsi dei controlli, del rinvio delle revisioni indispensabili” . A parte il fatto che il disastro di Chernobyl non sembra imputabile né all’avidità del profitto né alla malvagità del mercato, se il pubblico, come Pirani denuncia, è incapace di esercitare la sorveglianza quando i suoi interessi sono disallineati da quelli dei privati, perché mai dovrebbe dare garanzia di trasparenza, efficienza, affidabilità quando, gestore e controllore di se stesso, si trova in conflitto di interessi? Nuclearista convinto, solo la prospettiva di un nucleare pubblico potrebbe farmi considerare di attraversare la “linea di confine”.

La risposta di Mario Pirani

L’agenzia internazionale per l’energia nucleare di Vienna aveva emesso ben sette avvisi alla società giapponese Tepco sui pericoli incorsi dalla centrale di Fukushima senza ricevere alcuna risposta soddisfacente.

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