L’Authority e Torino

settembre 19, 1997


Pubblicato In: Giornali, La Stampa


Risposta alla lettera di Ida Vana, presidente Api Torino e Provincia.

La relazione tra ospitare la sede dell’Autorità ed acquisire per questo il titolo di «polo di svilup­po industriale delle telecomuni­cazioni» non sussiste: a meno che non si intenda trasferire per legge a Torino le sedi di Telecom, Me­diaset e Pirelli. Chiarissima inve­ce è la relazione tra le decisioni che l’Autorità assumerà e lo svi­luppo del settore: e su questo non c’è, spero, alcun dissenso con gli amici dell’Api.

La lettera di Ida Valli alla Stampa.

A proposito dell’Autorità sulle Co­municazioni, ho letto sulla Stam­pa di martedì 16 settembre che «è davvero tutto il capoluogo pie­montese, nel suo insieme di enti e forze amministrative, politiche, sociali, economiche a sostenere la candidatura».

Peccato che vi sia un’eccezione: il Senatore Franco Debenedetti, sulla prima pagina dello stesso giornale, si sforza di demolire (quasi) tutti i validi argomenti che la città ha presentato a sostegno della propria candidatura, pur precisando che sarà molto lieto se Torino sarà la sede prescelta. Se­condo il Senatore la città e il Pie­monte avanzano «altre ben più fondate richieste», l’interesse di Torino ad avere l’Autorità sareb­be «tutto sommato modesto», la nostra candidatura è un’offerta, non una richiesta.

Non intendo appellarmi allo spirito di patria (torinese) per condannare un articolo che avrà trovato certamente lettori attenti, né voglio riprendere le «ragioni per scegliere Torino», che sono state presentate nei giorni scorsi in modo più che convincente. Mi limito a due osservazioni: innan­zitutto candidare Torino come se­de dell’Autorità non è una richie­sta estemporanea che la città fa al potere centrale, ma rientra in un’idea complessiva di sviluppo della città e del Paese.

Credo in un «sistema Italia» fat­to di città – e di aree – con vocazio­ni industriali precise. In questo contesto Torino si candida ad es­sere il nodo della «capitale retico­lare» ed il polo di sviluppo indu­striale con vocazione sulle teleco­municazioni. Questo è il vero con­tributo che la città può offrire al Paese.

In secondo luogo ritengo impor­tante il fatto che inizi a maturare nella società torinese, e più in generale in Piemonte, la capacità di collaborare, al di là degli steccati ideologici e degli interessi parti­colaristici ad un progetto comune, utile a Torino e, quindi, al nostro Paese.

Quando questo avviene, la vo­lontà di qualcuno di differenziarsi ad ogni costo mi lascia franca­mente perplessa.

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