L’America sogna gli astro-minatori, noi moriremo moderati

maggio 2, 2012


Pubblicato In: Giornali, Vanity Fair


dalla rubrica Peccati Capitali

Gli asteroidi e le loro risorse minerali come la nuova frontiera. Ancora una volta l’America, l’America del post Lehman, del debito astronomico, della competizione per mantenere la supremazia mondiale, dimostra la sua capacità di guardare oltre, aprendosi a un nuovo orizzonte.

Google ha cambiato il nostro modo di accedere alle informazioni, iPhone e iPad il nostro modo di comunicare e il nostro vivere sociale, la mappatura del genoma i metodi di diagnosi e di cura; con le tecniche di perforazione orizzontale e di fratturazione idraulica delle rocce in pochi anni l’America da paese importatore è diventata paese esportatore di gas. A farlo sono stati imprenditori; sono imprese private quelle che hanno fondato Sergey Brin e Larry Page, Steve Jobs, Craig Venter, George Mitchell; privati sono i capitali che hanno finanziato le loro iniziative. Adesso l’impresa di mandare razzi sugli asteroidi e riportare a terra le loro risorse, per i giganteschi problemi tecnici e finanziari, sembra al limite della follia. Ma non è follia la loro, è ambizione; e gli americani non considerano folli gli imprenditori che rischiano i loro soldi in un’impresa così azzardata, ma sentono come propria l’ambizione di inventarsi un nuovo west.

Noi invece scambiamo il rigore dei conti con l’austerità e apprezziamo un governo perché è serio. Il parlamento approva rapidamente le nuove tasse, ma su taxi e farmacie non si molla. Vediamo i nostri giovani più capaci andare all’estero. Avremmo bisogno di coltivare smodate ambizioni. Invece, quando si tratta di trovare il nuovo nome per una formazione politica che aspira a governare il paese, quello più gettonato è “moderati”.

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