Il Pincio e i talebani dell'urbanistica

settembre 17, 2008


Pubblicato In: Giornali, Vanity Fair

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da Peccati Capitali

“Il girotondo di Pincho Pardi”: È di Maurizio Crippa sul Foglio la fulminante battuta sul parcheggio che si vorrebbe ricavare dentro la collina che delimita Piazza del Popolo a Roma. Una disfida che vede impegnati cantanti molleggiati e rigidi intellettuali, dame e cavalieri, sovrintendenti passati e presenti, sindaci vecchi e nuovi, e politici parteggiare a volte imprevedibilmente per varie tifoserie.

Una discussione che dal Pincio di Valadier si allarga all’Ara Pacis di Meier, e agli immobili lavori (!) per la linea C del metro; e che poi svaria sul ponte in vetro di Calatrava a Venezia, sui grattacieli storti di Milano, sulla torre di Renzo Piano per il SanPaolo di Torino, tagliata di qualche metro per non fare ombra alla Mole Antonelliana distante alcuni chilometri in linea d’aria. “I francesi sì che ci san fare, signora mia, dovevano ampliare l’ingresso del Louvre, han fatto un concorso e, oplà, la mirabile piramide di Ieoh Ming Pei”. Il Valadier, per costruire quelle gradinate e rampe e prospettive, fu alquanto disinvolto con le preesistenze archeologiche. Oggi, per i nostri talebani un coccio d’anfora blocca qualsiasi progetto, ogni frammento è una reliquia: Risultato: un guazzabuglio di idee dispiegato intorno all’impotenza. Come nei girotondi antiberlusconiani.

Qui l’impotenza è quella di generare un progetto complessivo di Roma. Il parcheggio non è questione architettonica, ma urbanistica, riguarda il flusso di traffico, i mezzi per spostarsi, gli usi degli spazi. Veltroni sostiene che il suo progetto libererà dalle macchine il “tridente” che si diparte da Piazza del Popolo. Potenza di 750 posti macchina! La connessione causa- effetto non è di solare evidenza. E anche se Alemanno sposta il parcheggio un po’ più in là, il risultato sarà dovuto ai suoi vigili, ai trasporti sostitutivi, al mercato che opererà il lento ricambio di abitanti e di esercenti, tra quelli che non gradiranno e quelli che apprezzeranno il cambiamento. Succederà? Poco distante dal parcheggio delle polemiche ce ne è un altro sotto Villa Borghese, ma a occhio non sembra sia cambiato granché nelle vie circostanti. Bisogna andare a Roma nel pieno di ferragosto per vedere i suoi palazzi liberati dall’assedio di macchine in doppia e tripla fila, per camminare in vie e per piazze non ridotte a trincee tra parcheggi abusivi. Quanti parcheggi ci vorrebbero perché quello diventasse il normale paesaggio urbano di Roma?

Non fare il parcheggio del Pincio sarebbe probabilmente un peccato. Ma se non si avrà un’idea urbanistica di Roma, del modo di viverci, di lavorarci, di muoversi, e la costanza di attuarla negli anni, sarà stato solo un buco in più. E questo sarebbe un peccato, davvero, capitale.

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