Il momento di strappare e il momento di ricucire

gennaio 15, 2021

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Pubblicato In: Giornali, Il Foglio


Al direttore.

Come già l’antiberlusconismo militante, così anche l’antirenzismo andrebbe spiegato. E non solo quello con l’elmetto di Marco Travaglio, ma anche quello diventato un topos di giornalisti e commentatori normalmente equilibrati e pacati. Esemplare l’accusa di avere aperto una crisi “in piena pandemia”: punto. Non uno che dica: avere aperto la crisi con un “Recovery fund” (come ormai è invalso l’uso di chiamarlo) che presenta ancora tante criticità. Ovvio: il minimo residuo di onestà intellettuale obbligherebbe a riconoscere a Renzi la parte che ha avuto nel demolire la struttura piramidale prevista all’inizio, 300 esperti, guidati da manager dei grandi monopoli statali, e al vertice, s’intende, il premier. E la parte determinante avuta poi nel riequilibrare un poco verso gli investimenti un progetto scandalosamente sbilanciato verso i sussidi.

Meno ovvio, e più preoccupante anche in relazione alla crisi di governo in atto, è la preponderante importanza che si dà alla gestione della crisi pandemica rispetto alla gestione del Next Generation Eu (come sarebbe il caso di ricordare). Per la parte della gestione sanitaria non di competenza delle regioni, ormai quello che è fatto è fatto: gli errori (il fallimento del tracing) e le accortezze (i vaccini tempestivamente prenotati). I Comitati tecnico-scientifici restano e si troverà sempre un presidente del Consiglio dei ministri che firmi un suo decreto. L’emergenza sanitaria richiede di essere gestita (e c’è spazio per far meglio). Soprattutto con i soldi del Mes. Invece sui 200 miliardi dei fondi europei si deve decidere tutto, che cosa fare, da chi farli gestire, con quale obiettivo in testa. Al di là delle giaculatorie sul verde e sulla digitalizzazione, non si vede come gli interventi valgano a porre rimedio alle disfunzioni per cui è da un quarto di secolo che cresciamo poco o nulla, i nostri ragazzi sono tra gli ultimi nei test Pisa e lo stato non riesce a rendere giustizia in tempi decenti (per citare solo i temi più ripetuti). Cercare di rispondere meglio, o di rispondere in assoluto, a questi problemi non giustifica una crisi? Siamo sereni che questo premier e questo esecutivo siano in grado di dare le risposte giuste? Siamo tranquilli quando guardiamo negli occhi figli e nipoti, il cui futuro dipenderà da quello che stiamo facendo? Difficile trovare le risposte giuste. Sicuramente sbagliato è credere che lo sia il Renzi-bashing.

La risposta del Direttore

Sul modo in cui Renzi ha aperto la crisi si può discutere (le parole sulla democrazia violata da questa maggioranza sembravano onestamente, con il massimo rispetto e il massimo dell’amore anche per il nostro adorato Sabino Cassese, ispirate più a Zagrebelsky che a Calamandrei). Ma sul fatto che sia questo il momento giusto per provare ad avere un governo più efficiente non c’è alcun dubbio: l’Italia sta creando i presupposti per la ricostruzione del paese. E discutere su come avere una maggiore attenzione sulla crescita, su come avere più risorse sulla Sanità, su come avere più investimenti e meno incentivi, su come avere più riforme e meno bonus, su come non ripetere sul Recovery gli stessi errori commessi sui fondi europei mi sembra sacrosanto. A condizione di non fare pesare l’agenda della retorica (il vulnus alla democrazia) più dell’agenda del futuro (e speriamo che Renzi capisca che più che strappare ora è il momento di ricucire).

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